solitudine amica nemica


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Martin Stranka

Ognuno di noi ha sperimentato la solitudine ed ognuno di noi l’ha vissuta, la vive in maniera diversa. Ambrogio Zaia, micropsicanalista e psicologo torinese in un suo saggio utilizza le parole del Piccolo Principe per aiutarci a capire. “Degli uomini”, disse il Piccolo Principe, “coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano” “E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua”… “Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore “ (Saint-Exupéry, 1943, pag. 108).

Zaia è convinto che in queste poche parole sia espressa la condizione umana dei nostri giorni in quanto l’uomo tenta di trovare all’esterno il senso delle cose separandosi irrimediabilmente dal significato intimo e profondo delle cose stesse. Con le parole appena citate il Piccolo Principe lancia un indizio che Zaia sottolinea per percorrere una strada di ricerca del senso profondo della vita. “La solitudine tocca profondamente tutti gli uomini” dice Zaia e non si può annullare, ci accompagna per sempre, ma per alcuni può diventare la strada di una intima ricerca interiore.

Etimologicamente il termine solitudine significa sperare composta da se e parare. La prima indica divisione, la seconda parto. (Quindi alla separazione della madre dal bimbo appena nato.) “Ci sono una molteplicità di solitudini “afferma ancora Zaia “quelle del creativo, dell’asceta o di colui che sente l’esigenza di ricercare un momento suo per ritrovare la parte spenta dell’ affanno di vivere” e ancora…”ho visto persone che avevano bisogno di condividere con gli altri la propria solitudine con la conseguenza di soffrirne ancora di più una volta separati., altre che hanno cercato di metabolizzare la solitudine utilizzando gli struimenti della cultura e si sono messi in gioco intimamente elaborando le esperienze di vita vissuta, sono persone che si sono messe faccia a faccia con il loro vuoto interiore, con la paura della morte e dell’abbandono.”

Metabolizzare la solitudine è quindi per Zaia un percorso di ricerca che dura tutta la vita e che rievoca i grandi dolori vissuti. Marcel Proust che scrisse “La Recherche” nel suo letto di infermo, ci suggerisce che la solitudine è la più grande forma di creatività perché “al di fuori della solitudine non può avere luogo quella attività creatrice”. Poi ci indica la lettura come terapia contro la solitudine perché “la sola disciplina che ha un influsso favorevole per scendere nelle profondità di quelle zone altrimenti inaccessibili del nostro animo dove si nasconde la verità” In Giacomo Leopardi l’ambizione di uscire dalla propria disperata solitudine si concretizza nell’urgenza di tuffarsi verso l’ aspettativa di grandi opere ed esorcizzarla con l’arte. (“l’armi, qua l’armi. Nessun pugna per te? Io solo combatterò, procomberò sol io. Dammi, o ciel, che sia foco agli italici petti il sangue mio.”) Come “il passero solitario” proverà solitudine, ma al contrario di lui rimpiangerà di non aver vissuto al meglio il suo tempo migliore. Nella solitudine, dice Leopardi “l’uomo si gitta naturalmente a considerare e speculare sopra gli uomini nei loro rapporti scambievoli e sopra se stesso nei rapporti con gli altri “ e ancora “Uno dei maggiori frutti che io mi propongo e spero dai miei versi, è che essi riscaldino la mia vecchiezza con il calore della mia gioventù e di assaporarli poi in quell’età per provare qualche reliquia dei miei sentimenti passati, e qui li lascio quasi in deposito per commuovere me stesso nel rileggerli e riflettere sopra quello che io fui” Ancora dal Piccolo principe :“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?” “E’ una cosa da molto tempo dimenticata. Vuol dire creare dei legami…” “Creare dei legami?” “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”. “Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…” … Ma la volpe ritornò della sua idea: “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…” La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse. “Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”. “Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!” “Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe. “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” Il piccolo principe ritornò l’indomani.(Saint-Exupéry, 1943).

Che cos’è la solitudine allora?

Amica o nemica? F.

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