seduzione e inquietudine


nudo

Amedeo Modigliani, “Nudo sul divano, con le mani dietro la testa”

 Perché oggi temiamo tanto il diverso? Perché ciò che in passato era oggetto di seduzione (la cultura zigana ad esempio) oggi è solo fonte di inquietudine?

Perchè la metabolizzazione della differenza è così difficile? Abbiamo   superato la soglia oltre la  quale  l’altro, il diverso, è solo fonte di pericolo indiscriminato? L’accettazione dell’altro è oggi solo in funzione  dello stato di salute, del legame sociale, dell’economia e del benessere e quando questi parametri saltano l’altro diventa improvvisamente un nemico?

La seduzione, quello che un giorno rappresentava in qualche modo una seduzione, contiene dunque oggi un elemento d’inquietudine. Perché?

La seduzione secondo voi racchiude in sé un elemento di angoscia, di distruzione, di perdita, di spreco?

Etimologicamente parlando il se di sedurre è un se separativo, lo stesso se  di sviare, significa separazione, portare fuori strada. Nei grandi miti della seduzione elaborati dall’occidente c’è questo elemento di perdita. Pensiamo alla seduzione delle  sirene così legata alla morte: sugli scogli delle sirene biancheggiano cadaveri, quelli dei marinai insidiati dalla loro voce melodiosa.

Ricordate Ulisse che tappò con la cera le orecchie dei suoi compagni perché non ascoltassero?

La seduzione e l’inquietudine sono dunque così strettamente legate?

C’è qualche cosa che non funziona nel nostro legame sociale, nelle nostre culture, per cui l’altro improvvisamente ci fa paura?

 

 

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