Lola


 

Lola ti ricordi? Lola quanto mi sei mancata…

 24 dicembre 2001, le diciannove circa, ospedale S. Giuseppe di Marino – Roma. Chirurgia donne, camerata donne, dolori lancinanti all’addome, dieci giorni che non mangio. Siamo in sei, anzi in otto, c’è una vecchia, arriva da Albano, con diverticolite acuta,  una giovane rumena, Gabriéla, con sospetta gravidanza extrauterina ( non so perché è qui, in chirurgia), c’è  una donna palestinese, bellissima, con un brillantino sull’incisivo laterale sinistro, il quarto, poi c’è una ragazza grassa, bellissima anche lei, che deve ridursi il seno, poi c’è Anna, magra, emaciata, cancro allo stomaco, operata ieri, e ci sono io, in osservazione, non diagnosticata, dolori sempre lancinanti. Poi ci sei tu Lola, sessantenne egocentrica piena di vita e di rabbia, non vuoi passare la vigilia qui, ti guardo oltre i miei piedi che mi appaiano infiniti, oltre la coperta ruvida, là in fondo. Milo, lo chiami, lo evochi “dove sei, hai portato la borsa? Vai solo al cenone?” accidenti sto bene, lasciatemi andare! Pieghi le tue cose e le infili nell’armadietto numero tre, mi dico, che vuole? E’ odiosa, che se ne vada se sta bene. Ti ricordi Lola? Milo. Lui si occupava di corse di cavalli e a casa avevi un cane, piccolo, barboncino, ti ricordi Lola? Poi mettevi da parte il pranzo che io non consumavo, da parte, sul davanzale dietro la mia testa, nel gelido inverno marinese, giorni e giorni arrabbiata, infuriata, imbufalita, stavi bene dicevi, ma eri gialla, avevi avuto qualcosa al seno, ma era sette mesi fa, ora stavi bene, perché non ti mandavano a casa? I marcatori sembravano a posto, cos’erano i marcatori ancora non lo sapevo, foglietto bianco sempre sotto l’ascella, il Natale è sacro, volevi andare con lui, Milo, il tuo piccolo ometto indifferente, ti ricordi Lola? Poi c’è stata la fine dell’anno, è arrivata anche là, io in post-operatorio, lungo taglio verticale sull’addome candido e tu e Anna con i calici di plastica per brindare “che bella famiglia” dicevi “beata te, ma io sto bene, domani esco, ho voglia di un cappuccino, me lo prende l’inserviente, e tu lo vuoi un cappuccino caldo?” Dove sei Lola? Non ce l’hai fatta Lola, ti ho chiamata al cellulare, mi hai detto “chemioterapia? Preferisco morire”. E credo che sei morta Lola, ti ho chiamata ancora, dicembre 2002, il 24, come quel primo giorno, rispondeva lui, sempre lui, chiamavo ancora, per due anni non ho avuto il coraggio di chiedergli: – Lola? –

Te ne sei andata Lola. Ti amo Lola, compagna sfortunata. Non mi dimenticare.

 

 

 

 

dalla mia raccolta “Storie minimali”

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