lo zahir di paulo coelho


(…) Prendo un taxi fino al centro di Parigi, mi faccio portare all’Arc de Triomphe. Comincio a camminare lungo gli Champs -Elysées, in direzione dell’Hotel Bristol, dove di solito consumavo una cioccolata calda con Esther ogni volta che uno di noi tornava da un viaggio all’estero. Era una sorta di rituale di ritorno a casa, un’immersione nell’amore che ci teneva uniti, anche se la vita ci spingeva verso strade sempre più diverse.

Continuo a camminare. Le persone sorridono, i bambini sono allegri per queste poche ore primaverili in pieno inverno. Il traffico scorre fluido, tutto sembra perfettamente in ordine, tranne il fatto che nessuno di questi individui sa – o finge di non sapere, o semplicemente non gli interessa – che ho appena perduto mia moglie. Ma non capiscono quanto sto soffrendo? Dovrebbero sentirsi tutti tristi, commossi e solidali con un uomo dall’anima sanguinante d’amore. Invece seguitano a ridere, immersi nelle loro piccole e miserabili vite che si realizzano solo nei fine-settimana.

Che pensiero ridicolo: probabilmente molte delle persone che incrocio hanno l’anima dilaniata – e io non so perché né come stiano soffrendo. 

Entro in un bar per comprare le sigarette, e lì mi rispondono in inglese. Vado in una farmacia per acquistare un certo tipo di pasticche alla menta che adoro, e il commesso mi parla in inglese. (Entrambe le volte, ho formulato la mia richiesta in francese.) Prima di arrivare in albergo, vengo fermato da due ragazzi appena arrivati da Tolosa: vogliono sapere dove si trova un certo negozio; hanno già abbordato vari passanti, ma nessuno ha capito cosa dicevano. Che sta succedendo? Durante le mie ventiquattr’ore di detenzione hanno forse cambiato la lingua degli Champs-Elysées? Il turismo e il denaro sono in grado di fare miracoli: come mai non m ne sono accorto prima? Perché, a e a quanto pare, Esther e io non abbiamo più preso quella cioccolata da molto tempo, anche se siamo partiti e tornati varie volte nell’ultimo periodo. C’è sempre stato qualcosa di più importante. C’è sempre stato un impegno improrogabile. “Sì, amore mio, la prossima volta andremo a bere la nostra cioccolata, torna presto… Sai che oggi ho un’intervista davvero importante e non posso venire all’aeroporto; prendi un taxi, tengo il cellulare acceso: se c’è qualcosa di urgente, puoi chiamarmi, altrimenti ci vediamo stasera.” Il telefono cellulare! Lo tiro fuori dalla tasca, e lo accendo immediatamente; squilla varie volte, e in ogni occasione il mio cuore sussulta; sul piccolo display, leggo i nomi delle persone che mi stanno cercando, ma non rispondo a nessuna. Magari comparisse un “anonimo”: potrebbe essere soltanto lei, giacché il suo numero di telefono è noto soltanto a una ventina di persone che si sono impegnate a non divulgarlo. Invece non compare, sono tutti numeri di amici o professionisti piuttosto intimi. Vorranno chiedermi che cosa è successo, vorranno aiutarmi (come?), vorranno sapere se ho bisogno di qualche cosa. Il telefono continua a squillare. Devo rispondere? Devo incontrare qualcuna di queste persone? Decido che rimarrò solo finché non avrò capito che cosa sta succedendo. Arrivo al Bristol: Esther diceva sempre che è uno dei pochi alberghi di Parigi dove i clienti sono trattati come ospiti, e non come senzatetto alla ricerca di un riparo. Mi salutano come se fossi uno di famiglia. Scelgo un tavolo davanti allo splendido orologio, ascolto il pianoforte, guardo il giardino all’esterno.

Devo essere pratico, studiare le alternative: la vita continua. Non sono né il primo né l’ultimo uomo a essere stato abbandonato dalla moglie – ma bisognava proprio che accadesse in un giorno soleggiato, con la gente sorridente per le strade, coi bambini che cantano, con la primavera che mostra i primi segni, con il sole che splende, con gli autisti che rispettano le strisce pedonali? (…)

 

Sono uno scrittore famoso e improvvisamente, senza alcun presentimento, mi accorgo che mia moglie, corrispondente di guerra, mi ha abbandonato senza nessuna spiegazione. Il mio successo e  un nuovo amore non mi bastano e il mio dolore continua a straziarmi… l’assenza di mia moglie mi tormenta, devasta la ragione. È stata sequestrata, costretta dunque, o si è semplicemente stancata di me? Viaggio alla sua ricerca dalla Francia alla Spagna e alla Croazia, fino all’Asia Centrale. La tranquillità del mio mondo, la certezza, si allentano e vado con timore alla ricerca di un nuovo destino.

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