fosca (incipit)


 INCIPIT

Mi sono accinto piú volte a scrivere queste mie memorie, e uno strano sentimento misto di terrore e di angoscia mi ha distolto sempre dal farlo. Una profonda sfiducia si è impadronita di me. Temo immiserire il valore e l’aspetto delle mie passioni, tentando di manifestarle; temo obbliarle tacendole. Perché ella è cosa quasi agevole il dire ciò che hanno sentito gli altri – l’eco delle altrui sensazioni si ripercuote nel nostro cuore senza turbarlo – ma dire ciò che abbiamo sentito noi, i nostri affetti, le nostre febbri, i nostri dolori, è compito troppo superiore alla potenza della parola. Noi sentiamo di non poter essere nel vero.
Ho pensato spesso con gioia alla rovina che il tempo va facendo nelle mie memorie; piú spesso vi ho pensato con dolore. Dimenticare! È uccidersi, è rinunciare a quell’unico bene che possediamo realmente e impreteribilmente, al passato. Ché se si potessero dimenticare soltanto le gioie, forse l’oblio potrebbe essere giustamente desiderato; ma dei nostri dolori. noi siamo superbi e gelosi, noi li amiamo, noi li vogliamo ricordare. Sono essi che compongono la corona della vita.

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da Fosca di Igino Ugo Tarchetti (1839 – 1869)

(Più che l’analisi di un affetto, che il racconto d’una passione d’amore, io faccio forse qui la diagnosi d’una malattia. Quell’amore io non l’ho sentito, l’ho subito)

Tarchetti lavorò a questo romanzo fino alla morte. Invito chi non l’avesse ancora letto a farlo al più presto. E’ un romanzo straordinario, racconta qualcosa di diverso, qualcosa che non ho mai letto in nessun altro racconto, una storia intensa, passionale, forte e disperata, una storia che contagia come Giorgio (il protagonista) è contagiato da Fosca. 

Fosca simbolizza l’ infermità

il batterio,  baccello  che contamina, infetta,  che si imbeve e si nutre delle  forze vitali dell’altro, ma l’orrore che Fosca suscita in Giorgio  trasuda di fascino al quale non può sottrarsi. 

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