“il mare” di Manlio Moggioli


 

Erano quasi cinquanta giorni che Jack Sunderland era partito da Plymouth con la sua barca per circumnavigare il globo in solitario, senza scalo.
Aveva deciso di percorrere tutto l’Atlantico seguendo la “Clipper Route”, che lo aveva portato agli isolotti di Tristan da Cunha, dove aveva cambiato direzione per navigare verso est.
Aveva ormai superato il Capo di Buona Speranza e tra qualche giorno sarebbe entrato nei “quaranta ruggenti”, i venti furiosi che lo avrebbero accompagnato fino a Capo Horn.
Lungo la rotta aveva intravisto solo qualche nave lontana.
Gli unici che, di tanto in tanto, lo avevano accompagnato erano stati dei branchi di delfini che, giocando, lo avevano preceduto mettendosi davanti alla prua.
Una volta venne avvicinato da una megattera solitaria che, probabilmente gravida, stava dirigendosi verso i campi di krill dell’Antartide. Jack rimase all’erta timoroso di uno scontro, ma probabilmente il grande cetaceo era anche lui bisognoso di un po’ di compagnia, nel suo lungo viaggio di ritorno dalle acque equatoriali. Dopo aver fatto un grande balzo fuor d’acqua di saluto, l’animale era scomparso per sempre.           
Il sole alle sue spalle stava ormai tramontando. Alcune nuvole rosa, colpite dagli ultimi raggi, gli presagivano che anche l’indomani sarebbe stata una bella giornata di sole e di mare tranquillo, almeno per il momento.
La barca procedeva nel silenzio rotto solamente dall’usuale sciabordio delle onde, che si frangevano contro la prua. Dall’oceano, ormai in ombra, si vedeva già innalzarsi una leggera bruma.
Jack preparò l’assetto dell’imbarcazione per la notte. Vele ridotte al minimo e timone a vento diretto lungo la rotta stabilita. Con un semplice comando accese le luci di posizione.
Aprì l’ennesima scatoletta di carne in scatola e un pacchetto di verdure liofilizzate, che fece rinvenire con un po’ d’acqua. Si preparò un bel caffè caldo, al quale aggiunse un’abbondante dose di zucchero e whisky.
Sceso sottocoperta per prendere gli indumenti che lo avrebbero protetto sul ponte dal freddo e dall’umidità notturna, Jack vide lo scatolone di cartone dove teneva i libri che si era portato per aver compagnia durante la traversata.
Estrasse ad uno ad uno quelli che aveva già letto: “Il vecchio e il mare”… l’”Odissea”… “Lord Jim”… “James Cook e l’Endeavour”… “Il mio Atlantico” di Ambrogio Fogar e altri.
Sul fondo dello scatolone Jack trovò una vecchia Bibbia che non ricordava di aver messo tra gli altri volumi. Poi si rammentò che sua madre era venuta a salutarlo al porto ed era rimasta da sola in barca, mentre egli andava alla Capitaneria di Porto per espletare le formalità di rito. Era il regalo che sua madre aveva nascosto nello scatolone con lo scopo di proteggerlo durante il viaggio.
Preso il volume risalì e si sistemò a poppa nel pozzetto, al suo posto notturno di guardia.
Alla luce fioca di una lampadina a batteria, che teneva fissata sulla testa con una specie di anello corona, Jack aprì a caso il libro sacro e lesse con interesse Genesi 1, 9 – 10:
“Poi Dio disse: La acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e apparisca l’asciutto. E così fu. E Dio chiamò l’asciutto “terra” e la raccolta delle acque “mari”. E Dio vide che questo era buono.”
Messo il dito indice tra le due pagine che stava leggendo, il navigatore solitario si guardò attorno, per riflettere.
Il sole era ormai tramontato e la notte era rapidamente sopraggiunta.
Allora Jack, pur non avendo mai seguito alcun credo religioso, realizzò che il mare è il segno tangibile dell’immensità di Dio sulla Terra.

La Croce del Sud già brillava alta nel cielo.            

 
Racconto scritto per partecipare al concorso “Non lo spegni il mare…” indetto dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera 
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