Ritratto di un ragazzo da buttare alle ortiche di Rachid Djaïdani


 
 
Torna in libreria con il suo nuovo romanzo l’autore best-seller in Francia con Boumkoeur (300.000 copie vendute)

Come altri hanno il mal di mare, io ho il mal di silenzio. Bisogna che mi senta parlare per non scomparire. Non capisco perché mi faccio schifo fino a questo punto, esercizio di stile o ferita letale? Se sono fatto di terra e acqua, il melange non è comunque omogeneo. Come altri hanno il mal di mare, io ho il mal di silenzio. Bisogna che mi senta parlare per non scomparire. Non capisco perché mi faccio schifo fino a questo punto, esercizio di stile o ferita letale? Se sono fatto di terra e acqua, il melange non è comunque omogeneo. Una pozzanghera di fango che se la fa addosso.

Mounir si sente un elettrone vagante, un extraterrestre, un selvaggio. Vorrebbe sfuggire alle continue lamentele dei suoi vicini e accontentare i suoi genitori, stacanovisti con un banco di ortofrutta al mercato, che ambiscono per lui a un futuro "al massimo". Vorrebbe, a volte, farsi piccolo come un lillipuziano, altre, invece, essere legato al dorso di un fuoco d'artificio. Vorrebbe diventare una star, abbagliare la notte durante il sonno. Nel frattempo, però, non può che accontentarsi di spazzare capelli pieni di forfora nel salone di un barbiere e vivere il suo "mal di silenzio". Perché Mounir ha bisogno di parole per non scomparire, contare fino a dieci prima di parlare non fa per lui, la sua lingua non sopporta i numeri. Ogni settimana sale sul treno che collega la banlieu parigina in cui vive al centro della città. Destinazione: lo studio di uno psicanalista. Il tragitto diventa il pretesto per ricordare gli episodi che hanno segnato la sua vita. Una circoncisione senza anestesia, il suo personaggio di seduttore virtuale, la sorellina "seme di rosa" e l'ambigua tenerezza di Gigi, la babysitter, di cui scoprirà solo in seguito (e a proprie spese) il vero mestiere. Rachid Djaïdani torna con un romanzo ancora più diretto e irriverente. Con una lingua aspra, ritmata, capace di aprirsi all'ironia e perfino alla tenerezza, racconta quanto sia difficile crescere – sempre e dovunque, ma in certi casi di più. E quanto lo sia, dopo tutto e comunque, dire alle persone che amiamo "vi voglio bene IN MAIUSCOLO".

 

Hanno detto del precedente romanzo:

 

Diretto, secco, papale, basilare.

Errico Buonanno, Il Riformista

 

Bello senza strafare, irriverente e diretto ma incredibilmente gentile.

Florinda Fiamma, Rolling Stone

 

Rachid Djaïdani non si limita a raccontare con la sbrigativa impellenza di chi ha solo da gridare la propria ribellione, ma compone una storia che ha il suo vero centro nella lingua che esprime.

Mario Fortunato, L'espresso

http://giulioperroneditore.it/node/559

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