“Videogiochi” racconto di Manlio Moggioli


Un campanello suonò ripetutamente. Ahmed si alzò dal suo sgabello davanti ai monitors, stiracchiò le braccia e si sfregò gli occhi. Era finito il turno di giorno.
Il controllare il comportamento degli automi vigilanti non era lavoro duro, ma richiedeva grande attenzione e sforzo per non farsi sorprendere dalla noia e dal sonno.
Attese per qualche minuto il suo sostituente e dopo averlo abbracciato stretto stretto, con più calore del solito, uscì rapidamente, dopo avergli detto sottovoce qualche parola.
Il grande edificio bianco del Ministero Mondiale delle Risorse Energetiche si stava svuotando rapidamente.
Ahmed, giunto in strada, non si meravigliò di trovarvi già notte. Eravamo in quella stagione dell’anno dove il sole rimane per non più di nove ore sopra l’orizzonte.
Anche se non faceva freddo, Ahmed si strinse nel suo cappottino scuro e si mosse con rapidi passi.
Dopo qualche centinaio di metri sbucò nella gran piazza. Piazza della Pietra Nera veniva ora chiamata, per il grande cubo di basalto nero che troneggiava là dove una volta c’era un obelisco. Si diceva che era la riproduzione in grande della Ka’bah.
Attraversò in diagonale la piazza illuminata senza guardarsi attorno. La moschea con la sua enorme cupola chiudeva, da un lato, i due porticati. Dall’altro, una strada dritta portava al grande fiume. Due striscioni verdi, che avevano scritto in lettere arabe e romane “Allah è grande”, sventolavano leggermente al vento della sera.
Due fontane continuavano a far scrosciare l’acqua con rumor leggero, come avevano fatto da secoli. Più di cinquanta anni prima i cavalli berberi dei Conquistatori vi si erano abbeverati.
Ahmed continuò lungo le mura sempre a passi affrettati, per giungere a uno slargo. Attraversò il fiume su uno stretto ponte, lasciando una immensa mole alle sue spalle. Non c’erano più le statue sul ponte, ma il Nuovo Califfato d’Europa aveva lasciato che la gente continuasse a chiamare quei luoghi con i loro nomi originali. “Dell’angelo”, tanto anche loro credevano negli angeli. L’arcangelo Gabriele era apparso al Profeta, sul monte Hira.
Infiltratosi nelle stradine del borgo, Ahmed prese la “via del pellegrino della Mecca”, dove stanziavano gli antiquari e, mentre procedeva, incominciò a guardarsi in giro con fare circospetto.
Raffigurazioni umane non facevano più parte, da molti anni, del commercio, ma armadi e tavoli da sacrestia erano sempre molto richiesti.
Finalmente, riconosciuta una porta stretta, Ahmed vi si infilò.
Un anziano signore, con una barbetta bianca, lo accolse e dopo aver scambiato qualche parola sottovoce con lui, lo portò nel retrobottega.
“Mi raccomando, ne va della vita …” gli disse. “Ne fanno ormai così pochi …” continuò, consegnando ad Ahmed un piccolo pacchetto incartato con carta fiorata, legato con un nastro viola.
Uscito furtivamente, Ahmed proseguì a rapidi passi verso la più vicina stazione della metropolitana. Erano molti anni che non se ne costruivano più. I treni erano ancora quelli di una volta, molto spesso fermi, ma il servizio era pur sempre utile per portare Ahmed in periferia, dove abitava.
Arrivato al capolinea, l’autobus di scambio lo portò fino davanti a casa. Una piccola villetta prefabbricata a schiera, con un giardinetto davanti. Sistemi di trasporto obsoleti per i vinti, ridotti a livello di schiavi, in un mondo dove si andava dall’Europa in America in meno di quaranta minuti, attraverso l’iperspazio.
La moglie, Fatma, gli aprì la porta con un sorriso e il figlio, Omar, gli corse incontro, abbracciandolo. Era un bel bambino con occhi vivaci e capelli scuri.
“L’hai trovato?” chiese Omar. “Sì! Ce l’ho” rispose Ahmed, alzando con la mano destra il pacchetto fiorato. Con fare saggio Fatma aggiunse “calmi … non ora … prima si cena!”
Omar apparecchiò rapidamente per tre. Ahmed chiuse attentamente le imposte, accese una candela al centro della tavola e spense la luce nella stanza.
“Ecco gli spaghetti con le alici! Per il fritto di verdure dovete avere un po’ più di pazienza” disse Fatma, sedendosi a tavola.  
Terminata la cena, la tavola venne liberata e Ahmed vi pose su di essa una scatola scura. Aperto il pacchetto fiorato e inserito una specie di chiodo nella scatola, apparve, nel buio della stanza, sulla parete bianca, un riquadro luminoso con la scritta
La vita del Profeta Muhammad
Videogioco istruttivo per i fedeli più piccoli
Omar lanciò un piccolo grido. “E’ quello! E’ quello!”
Ahmed passò la mano con palmo aperto sulla scatola e il riquadro sul muro cambiò. Si vide una donna con un bambino, in un deserto con delle alture. Un’altra passata di mano e la donna si mise a correre, per sette volte, da una altura a un’altra. “Dai! Papà” incitò Omar. Un’altra passata di mano e apparve un angelo. “Dio per mezzo di Ismaele creerà una grande nazione! Metti il bambino a terra!” Ancora la mano. Dal punto in cui il tallone del bambino premette il terreno scaturì dalla sabbia una sorgente d’acqua. “Questo già lo so!” disse Omar. “Avanti!”
Ahmed battè le mani e apparve un edificio di forma cubica, la Ka’bah. La scena seguente mostrava come Abramo avesse istituito il pellegrinaggio. Ahmed battè le mani e una voce fuori campo disse “Purifica la mia casa per coloro che vi compiono circumambulazione, si fermano in piedi vicino ad essa, si inchinano e fanno le prostrazioni”.
“Ma papà, lo abbiamo già visto. Vai avanti!” sollecitò Omar.
Ahmed continuò a batter le mani o a passarle sulla scatola. I quadri si avvicendavano vorticosamente. Il pozzo di Zamzam, i conflitti per il controllo del pozzo, la nascita di Mahmmud, il vicereggente abissino Abrahah che voleva distruggere la Ka’bah con un grande esercito alla testa del quale appariva un elefante, dopo doppia battuta di mani, l’Egira, ecc.
“Basta! Basta! Abbiamo già visto tutto l’anno scorso! Ti hanno fregato anche questa volta!” “Abbi pazienza” soggiunse Ahmed.
Avanti! Avanti! Fatma si era addormentata con le braccia appoggiate sulla tavola.
In fine comparve una scritta “8 giugno 632 – La morte del Profeta”. Poche scene, l’ultimo discorso e il riquadro si fece scuro.
Ahmed, deluso, stava già per riporre la scatola nera, quando uno sfriccichio e una serie di lampi apparvero sul muro. Ahmed gridò’ “Adesso! Adesso!”. Fatma si svegliò.
Apparve allora una capanna. Un bimbo, disteso su della paglia, era vegliato da un uomo e da una giovane donna. Un bue e un asinello, sdraiati accanto, lo riscaldavano con il loro fiato fumoso. Alcuni pastori, attorno, suonavano la zampogna, richiamando alla mente nenie che non si sentivano più, da troppo tempo.
Apparve sul muro una scritta rossa
Non abbiate paura!
Il Figlio di Dio è venuto tra noi.
Buon Natale 2108
Giovanni Paolo VII
“Buon Natale, Maria! Buon Natale Jesus!” disse Ahmed. “Buon Natale, Giuseppe!” risposero Maria e Jesus, con i nomi con i quali erano stati battezzati di nascosto dai loro genitori.
Ing. Manlio Moggioli
Senior Consultant
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