Il Giudizio Universale di Manlio Moggioli


Il Papa diede l’annuncio urbi et orbi, con un preavviso di circa dieci giorni, durante l’Udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro. La fine dei tempi sarebbe avvenuta il prossimo 19 maggio alle ore 16.00, con la seguente tempistica:

Giudizio Universale nella valle di Giosafat.

I Patriarchi di tutte le Chiese ortodosse radiodiffusero nei loro Paesi, quasi all’unisono, l’annuncio del Papa nel giro di una mezzora.

 Le Chiese protestanti confermarono, in serata, le stesse parole del Papa e raccomandarono agli abitanti della Palestina di allontanarsi dalle zone del monte Armageddon, nei cui cieli sarebbe avvenuta la battaglia finale tra il Bene e il Male.

Gli islamici, la cui escatologia si avvicinava molto a quella cristiana, accettarono gli annunci, senza particolari contrasti. Osama Bin Laden, nascosto nel suo rifugio, minacciò tutti i popoli occidentali di distruzione con l’avvento dell’Imam Mahdi, che si sarebbe presto rivelato ai popoli islamici.

Gli Ebrei criticarono la brevità dei dieci giorni, che secondo il Papa sarebbero rimasti al mondo, a loro parere insufficienti per dare il tempo necessario al Messia, che doveva venire, per realizzare i termini biblici previsti. Ciononostante, negli Stati Uniti vennero organizzati quaranta aerei “747 Jumbo” per portare circa 20.000 israeliti in patria, con lo scopo di poter risorgere per primi, secondo la tradizione ebraica che vuole che i primi risorti siano gli ebrei morti in Palestina.

Tutti i Governi mondiali si associarono all’annuncio e cercarono di mantenere la calma tra le loro popolazioni e nei mercati azionari.

I presidenti Hugo Chavez e Evo Morales accusarono gli Stati Uniti di aver elaborato un complotto mondiale, per mezzo dei vescovi pedofili americani.

In India venne verificato che il tempo per il Kali Yuga, ovvero per l’era della distruzione, era agli sgoccioli, secondo i cicli universali indù.

Negli Emirati Arabi venne deciso di distribuire gratis vini e liquori per tenere  la popolazione sotto controllo.

In Francia vennero elaborati piani per far sparire il Paese nella “grandeur”.

La Chiesa romana decise di tenere aperte nel mondo tutte le chiese 24 ore su 24. Venne istituito rapidamente uno speciale rituale per potersi confessare tramite Posta Prioritaria o con e-mails oppure su Facebook.

I parlamentari italiani, a Camere riunite, decisero di rinunciare ai loro proventi dal giorno dell’annuncio a quello della fine del mondo.

Giulio Andreotti, durante il “Porta a Porta” organizzato da Bruno Vespa sull’argomento, si rammaricò di non poter festeggiare i suoi cent’anni in Campidoglio. Durante la stessa trasmissione Alba Parietti, controbattendo le tesi di Rosy Bindy, altrettanto presente, illustrò le sue considerazioni sulle prevedibili variazioni dei dati macroeconomici dei Paesi emergenti, nel periodo prima della  Fine del Mondo.

Roma e Lazio organizzarono una partita a squadre miste incrociate, in segno di fratellanza. Totti avrebbe dovuto indossare la maglia azzurra con il numero 10. Ma poi non se ne fece niente.

Si sentiva risuonare ovunque “Il mondo”, la canzone degli anni sessanta di Jimmy Fontana.

Un’agenzia napoletana mise in vendita finti biglietti della NASA, per un viaggio su Marte o sulla Luna.

Il mappamondo scomparve dalla sigla iniziale del TG1. 

Il dottor Emilio De Magistris, funzionario dello Stato in pensione, apprese la notizia da una edizione straordinaria del telegiornale della RAI, mentre stava guardando alla TV una vecchia puntata del Commissario Rex.

Rimase incredulo senza parole e la prima cosa che fece fu di andare in cucina e farsi una moka di caffè per tre. Da quando la signora Clelia lo aveva lasciato, sapeva che ne stava, in effetti, bevendo troppi, ma ormai poco gli importava, dopo quello che aveva udito.

Tolto dalla dispensa il pacchetto argentato di caffè Kimbo, ne pigiò qualche cucchiaino nel filtro della moka, con la meticolosità che lo contraddistingueva.

Seduto su di una sedia del tavolo di cucina si mise a riflettere, mentre il gorgoglio e il profumo della bevanda si spargeva nell’ambiente.

 “Ora sono libero dall’assillo di dover seguire la politica e le notizie!” mormorò tra sé. “Niente più giornali e telegiornali, o meglio niente più radio e TV”. Si alzò e mise subito in atto la sua decisione, spegnendo il televisore del salotto, proprio mentre Rex stava saltando una staccionata per prendere l’assassino.

 Il dottor Emilio non chiuse praticamente occhio durante tutta la notte, immerso com’era nei suoi pensieri sul come organizzare i suoi ultimi giorni.

Stava albeggiando quando, sorbiti i primi caffè della giornata, scese in strada per recarsi al supermercato vicino a casa. Era tra i primi e, quando si aprirono le porte, la coda si sviluppava fin oltre l’angolo del caseggiato.

Dieci pacchi di “4 Salti in Padella” per due persone, quarantotto birre “Moretti San Souci” da 0,75 l, sei pacchi di caffè “Kimbo”, altrettanti di fette di pane bianco e due vasi di “Nutella” fu tutta la sua spesa. Tra i “4 Salti in Padella” spiccavano due pacchi di rigatoni all’amatriciana e due pacchi di pollo con i peperoni, suo piatto preferito fin dai tempi della signora Clelia.

Rientrato in casa e distribuiti gli acquisti negli spazi previsti, il dottor Emilio incominciò a dedicarsi a quanto aveva elaborato durante la notte.

I suoi giorni rimanenti gli avrebbe passati non uscendo di casa se non per lo stretto necessario, ma rileggendo i libri a lui più cari e ascoltando musica classica, di cui era un grande appassionato.

Il conto dei CD fu abbastanza facile. Dieci giorni per venti ore al giorno corrispondeva tranquillamente alla sua collezione, che non raggiungeva i duecento pezzi.

Per i libri la cernita fu più difficile. Quanti libri scegliere? Leggerli tutti dal principio alla fine o solo i passi più importanti. E le poesie?

Dopo circa tre ore di tentennamenti, alla fine, i volumi prescelti furono disposti a terra a destra della poltrona scelta per la lettura, quella sotto la lampada a stelo. A sinistra rimaneva altrettanto spazio vuoto per raccogliere i volumi letti. I libri scartati rimasero in gran disordine nella libreria.

Aperta la prima birra della lunga serie, il dottor Emilio De Magistris si apprestò a realizzare i suoi propositi.

La “marcia trionfale” dell’Aida e l’Iliade di Omero furono le scelte che gli sembrarono più adatte per iniziare.

“Cantami, o Diva, del Pelide Achille

  l’ira funesta che infiniti addusse

  lutti agli Achei…”

La “marcia trionfale” non era ancora finita che il dottor Emilio abbandonò gli endecasillabili sciolti del Monti. Troppo difficili. Troppo tempo passato dai suoi studi di scuola media. 

L’Iliade finì alla sinistra della poltrona.

Alcuni sorsi di birra dalla bottiglia gli ridiedero vigore nell’impresa.

I suoi ricordi scolastici gli fecero aprire il “De bello gallico”, che cercò nel mucchio di libri alla sua destra. Per ricordare degnamente Giulio Cesare, inserì il CD della “Terza Sinfonia” di Beethoven, l’Eroica.

“Gallia est omnis divisa, in partes tres, quarum unam incolunt Belgae…”.

La traduzione scorreva. Il latino era facile e il dottor Emilio continuò a leggere fino alla fine della “Marcia Funebre” della Sinfonia. Poi, forse per la noia, forse per la stanchezza della notte insonne oppure per i troppi sorsi di birra si addormentò.

Al risveglio il CD, che era stato impostato sul modo “repeat”, continuava con le note dell’Eroica, senza scomporsi del sonno del dottore.

Ancora latino, ancora ricordi scolastici.

Le Elegie di Tibullo.

“Divitias alius fulvo sibi congerat auro

  Et teneat culti jugera multa soli…”

I Carmina di Orazio

“Vides ut alta stet nive candidum

  Soracte nec iam sustineant onus…”

Il dottor Emilio non traduceva, ma seguiva a voce alta la metrica ricordando con nostalgia i tempi di quando il suo professore di latino e italiano batteva con una verga il tempo sulla cattedra o sulla mano di qualche studente, che andava fuori tempo o sbagliava l’aferesi.

Nessun CD accompagnava la lettura.  

Ad un certo punto Emilio si alzò per sgranchirsi le gambe. La bottiglia di birra era finita da tempo. Si avvicinò alla finestra rimasta aperta nella sera mite. Il sole stava tramontando, illuminando in lontananza il Cupolone. Le rondini volavano ancora nel cielo. Ma veramente tra pochi giorni sarebbe arrivata la fine del mondo? E tutto questo dove sarebbe finito?

Dopo aver aperto una busta di “4 Salti in Padella – Spaghetti alle vongole” e finito un’altra bottiglia di birra, il dottor De Magistris si immerse subito nella lettura del libro di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Tanto era, infatti, il suo desiderio di rinverdire i suoi ricordi dei tempi del basso medioevo.

Mancavano tre pagine alla fine del libro quando si addormentò nella sua poltrona e i “Carmina burana” di Carl Orff risuonarono tutta la notte fino all’alba.

I giorni seguenti le letture accompagnate da brani di musica continuarono con lo stesso ritmo.

Le poesie ispirate dalle donne dei poeti del trecento! Tra esse il dottor De Magistris lesse più e più volte l’inno alla Vergine del “Paradiso” di Dante.

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,

  umile e alta più che creatura,

  termine fisso d’eterno consiglio…”

Boccaccio venne saltato a piè pari. De Magistris era uomo di Chiesa.

“L’Orlando Furioso” e “La Gerusalemme Liberata” furono scorsi solamente qua e là.

Gesualdo da Venosa, Frescobaldi e Monteverdi accompagnavano le letture, mentre le bottiglie di birra si andavano man mano riducendo, come i pacchi del caffè.        Emilio ascoltò ripetutamente la ricostruzione musicale di “Musica antiqua” di un madrigale del trecento di Francesco Landini, “Ochi dolenti mie”.

Il dottor De Magistris continuava religiosamente a tenere chiuse radio e TV e a non comperare i giornali, ma non per questo non gli arrivavano le notizie. Tutte le mattine quando scendeva per far fare la pipì a “Fuffi”, il barboncino bianco di casa, la vicina dell’appartamento accanto, la signora Matilde, apriva la sua porta e gli spiattellava gli eventi più importanti.

Berlusconi aveva autorizzato l’atterraggio a Pratica di Mare di quindici caccia bombardieri di nazionalità sconosciuta. “Gli arcangeli di San Michele” stava scritto sulla fusoliera, come aveva riferito un nipote della signora che lavorava nella base aerea. Il Papa aveva sospeso le funzioni quotidiane in piazza San Pietro ed egli stesso, trasportato in elicottero, aveva benedetto gli equipaggi prima che fossero ripartiti per destinazione ignota.

Quattro ragazzotti a cavallo erano stati impallinati nei pressi di Montecompatri, sui castelli romani, da un contadino, che li aveva scambiati per i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse.

“Ferrarelle” aveva messo in vendita bottiglie di acqua santa, che si diceva fosse stata benedetta dal Papa stesso.  

La signora Matilde non riportava mai che cosa stesse succedendo nel resto del mondo, ma solo gli eventi nel Lazio. Ma ciò non disturbava il dottor Emilio.

 Il dottor De Magistris dedicò gran parte della mattinata del quinto giorno a cercare nei “Promessi Sposi” un passo che aveva imparato a memoria per l’esame di passaggio alle Scuole Medie.

Finalmente lo trovò. Era nel capitolo IV, quando padre Cristoforo esce dal suo convento di Pescarenico per andare a trovare Agnese e Lucia.

“Un venticello d’autunno, staccando da’ rami le foglie appassite del gelso, le portava a cadere, qualche passo distante dall’albero. A destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancor tesi, brillavan le foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta ne’ campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza”.

Toccate e fughe di Bach accompagnarono tutto il tempo della ricerca.

Ad un tratto, mentre rileggeva ancora una volta la descrizione della peste e i ricordi della sua giovinezza gli balzavano davanti, il dottor Emilio, sul finire della “Toccata e fuga in Re minore”, ebbe una specie di folgorazione. Esaminò a lungo le Pagine Gialle cittadine, si vestì rapidamente e scese in strada.

Apparentemente la vita proseguiva come sempre. Così decise di prendere uno dei tanti autobus di passaggio, che lo avrebbe portato al centro.

La gente sull’autobus discuteva tranquillamente, soprattutto sulle decisioni che ciascuno di loro aveva preso sul come passare gli ultimi giorni della sua vita. I giornali, che il dottor Emilio riuscì a sbirciare, inframmezzavano le solite notizie politiche con articoli relativi alla prossima fine dei tempi. L’annuncio del Papa del mercoledì era stato accolto con grande serenità da tutti.

Giunto nei pressi di dove era diretto, scese dall’autobus e si incamminò con piccoli, lenti passi verso la sua meta.

“Mani di fata” diceva l’insegna. Il dottor De Magistris entrò con fare deciso nel piccolo negozio, preannunciato dal suono di un campanello sulla porta.

Acquistato quanto necessario e pagato in contanti (le Carte di Credito non erano più gradite, lo informò cortesemente la commessa), riprese i suoi passi per rientrare a casa.

Passando davanti alla Posta del quartiere, il dottor Emilio imbucò la sua confessione per Posta Prioritaria, come prescritto. L’assoluzione e la penitenza gli giunsero entro 48 ore.

Arrivato nel suo appartamento all’ultimo piano, egli si sedette sulla solita poltrona, incominciando ad armeggiare con quanto aveva acquistato.

“La Primavera” dalle Quattro Stagioni di Vivaldi riempiva la stanza con l’allegria dei suoi suoni.

Un giornaletto “Il punto croce”, aghi e svariate matassine di cotone di tutti i colori uscirono dal sacchetto della sua spesa. Il dottor De Magistris, inforcati i soliti occhiali, si immerse nella lettura del giornale. “L’Estate” diffondeva i suoi suoni caldi. Sembrava di vedere i campi di grano maturo, sotto il solleone.

Doveva essere la sera dell’ottavo giorno quando le Frecce Tricolori solcarono più volte il cielo di Roma, lasciando dietro le loro fumate tricolori. Il dottor Emilio, sentì, mescolato al rombo degli aerei, il brusio del plauso della gente raccoltasi festante nelle strade.

Il giorno dopo la signora Matilde gli spiegò che le forze del Bene avevano vinto ad Armageddon. L’Anticristo era stato scoperto, nascosto nei pressi della città di Lahore in Pakistan. Arrestato dalle forze dell’ONU, era stato trasportato, con volo speciale, nella prigione di Guantanamo.

Il lavoro prefissato proseguiva bene e così il dottor Emilio si concesse qualche pausa per dedicarsi alla Poesia.

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe che, da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”…

“Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro”…

“La nebbia agli irti colli, piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar”…

Chiusi per un momento gli occhi, gli apparve innanzi il maestro che leggeva la poesia in piedi, camminando lentamente tra i banchi. “Sentite bambini! Uurla… uurla… il mar! Onomatopeico!” “Ma chi sarà questo onomatopeico” si chiese la classe.

“La donzelletta vien dalla campagna, in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba”…

“A lancia e spada” tona il Parlamento.”A lancia e spada, il Barbarossa in campo!”…

Il suono di Arturo Benedetti Michelangeli e l’integrale delle opere per pianoforte di Chopin accompagnarono la lettura delle poesie.

Fu così che a piccoli passi giunse il giorno e l’ora indicata dal Papa: 19 maggio, ore 16.00.

Il dottor Emilio De Magistris, funzionario dello Stato in pensione, si preparò alla dipartita e aprì la finestra del salotto. Seduto sulla sua poltrona, guardando il lontano Cupolone illuminato dal sole, si accinse a terminare il lavoro, che tanto lo aveva impegnato negli ultimi giorni.

Il “Requiem” di Mozart gli sembrò la musica più adatta per l’evento imminente.

Herbert von Karajan aveva appena dato il segnale ai Berliner Philharmoniker per l’attacco del “Lacrimosa”, che ci fu la folgorazione del BIG FLASH. Dodici minuti in anticipo sul previsto.

 

Ci fu un prolungato suono di tromba e Emilio si risvegliò, come da un lungo sonno. Si volse intorno e vide tanta gente che tutta guardava al cielo. Si toccò le braccia e le gambe, avvolte da una strana luminosità.

Fu allora che egli vide il Cristo venire glorioso e trionfante su un carro di nuvole. Gli Angeli e gli Arcangeli lo accompagnavano da vicino, come guardie del corpo. Era seguito da una lunga coda dei Santi di Dio.

Emilio cercò a spintoni di farsi spazio per avvicinarsi al grande trono bianco, posto al centro della valle. Sette Angeli, al lato di esso, continuavano a suonare le trombe, in modo assordante.

Tuttavia Emilio si rese subito conto che non occorreva spingere, era già in prima fila davanti al trono, assieme ad altri, con la sua bella maglietta bianca, sulla quale stava scritto a punto croce:

dottor Emilio De Magistris

Funzionario dello Stato italiano

Nato a Tropea il 24 agosto 1933

Morto a Roma il 19 maggio ….

L’anno della morte non c’era. L’anticipo della fine dei tempi aveva impedito al dottor De Magistris di completare il suo ricamo. 

 

Ing. Manlio Moggioli
Senior Consultant
 

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