l’amicizia


 

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Horst P.Horst – Fashion Photography Vogue

“L’amicizia è una virtù o s’accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vi è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l’amicizia è d’aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. […]

(Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)

Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d’amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell’utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. […]

L’amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l’amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente.

(Aristotele, Etica Nicomachea, cit., libro VIII, cap. 3, pp. 196-199).

“Ma ditemi, voi uomini, chi di voi è capace di amicizia”? – si domandava Nietzsche.

Cosa è per noi l’amicizia? Siamo disposti a donare? A schierarci? O dobbiamo ammettere con noi stessi di essere persone prive di passioni autentiche e di conseguenza di  relazioni profonde? Se in noi vince l’indifferenza potremo mai costruire un’amicizia? Cosa ci aspetta se ci tuffiamo nell’oceano dell’egocentrismo? Siamo disposti ad accettarne le conseguenze? Se non riusciamo a donare senza chiedere potremo mai avere un vero amico? Ci vogliono molti sacrifici per far si che un’amicizia resista. Oggi si vive un’epoca di “relazioni” formali, senza profondi rapporti senza sentimenti e partecipazione; assistiamo quotidianamente al successo dell’indifferenza  e della competizione e alla perdita di senso. Per Aristotele. l’amicizia era la base della polis ed era una virtù necessaria nella giovinezza come nella vecchiaia, nella vita privata come in quella pubblica.
Per alcuni uomini quando non trovano più l’uno nell’altro ciò che inseguono o desiderano, la loro amicizia finisce. Ma ciò accade solo in quei casi in cui l’amicizia è costruita sul piacere e sull’utilitarismo, anche se inconsapevole. Quando invece è fondata sulla onestà e sull’integrità, la rottura difficilmente avverrà.
Nei tempi antichi si viveva l’amicizia con intensità, con passione. Oggi conviviviamo con l’appiattimento dei sentimenti, con l’opportunismo e la solitudine e il convenzionalismo. Non abbiamo il coraggio di schierarci, di lottare in difesa di un amico, il legame sociale va sgretolandosi. L’esito? Da una parte l’individualismo narcisista, dall’altro un comunitarismo regressivo e chiuso. E’ necessario rintracciare i sentimenti orientati all’alleanza e al sostegno, all’appoggio, alla pietas. Perché in ognuno di noi vive un necessario bisogno dell’altro, inevitabile.
 
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