Stalking


Lo stalking può configurarsi come la manifestazione di un disturbo da discontrollo degli impulsi.

Purtroppo si tratta di un fenomeno molto esteso e difficilmente “idendificabile” dalla vittima di stalking quando conosce o crede di conoscere bene l’aggressore ed è convinta di poterlo controllare. Da noi ha percorso un lunghisimo cammino prima di essere ricnosciuto come reato e colpisce più di due milioni di donne ogni anno. Gli “invasori” sono di solito mariti, ex fidanzati o addirittura colleghi di lavoro. Le donne sono seguite, oppresse da fiori, sms o e-mail, tormentate con contatti di ogni genere. Fortunatamente non sempre lo stalking si accompagna a condotte violente, ma le donne (spesso anche gli uomini) oggetto di questi atti persecutori non riescono più ad avere una vita normale, subendo danni psicologici e spesso anche fisici. E’ suggerito un libro ” Stalking e violenza alle donne” (franco angeli editore) dove viene fatta una accurata analisi del fenomeno. Come già detto lo stalking è diventato un reato anche in Italia, con un decreto legge entrato in vigore il 25 febbraio 2009. L’articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori”, introdotto dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, pubblicato in G.U.  n. 95  del 24 aprile 2009, al comma 1 recita: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, chiunque, con condotte reiterate. minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

Questa è sicuramente una grande conquista in quanto gli atti persecutori che mettono in pratica lo stalking constano per lo più in comportamenti (appostamenti, invio di fiori, e-mails, sms, etc) di conseguenza nel nostro Paese fino ad oggi non si era data la sufficiente importanza e rilevanza al fenomeno causando a volte situazioni anche gravi.

Gli avvocati suggeriscono che non esiste una sola strategia per combattere lo stalker e riuscire ad affrontare e risolvere in via definitiva il problema e che ogni donna deve identificare gli strumenti più adeguati a  risolvere la propria situazione personale. Il Modena Group on Stalking ha individuato alcune regole base: la vittima di stalking deve spiegare una sola volta allo stalker che non vuole avere alcuna relazione con lui e non deve mai rispondere alle sue chiamate, né rispedire eventuali lettere o regali ricevuti. Questi gesti potrebbero essere interpretati dallo stalker come richieste di contatto. Evitare i luoghi frequentati dallo stalker e conservare le prove di ogni contatto avuto con lui. E’ assolutamente indispensabile, arrivati ad un certo punto, un secondo numero telefonico solo per amici stretti e parenti (assicurandosi che questi non entrino in una spirale di pietà ingenerata dallo stalker, cosa per altro molto pericolosa, lasciare il vecchio numero collegato ad una segreteria telefonica e registrare tutti i messaggi dello stalker. Tutti elementi fondamentali al fine di eventuali indagini e per supportare un eventuale processo contro il persecutore.

Fonte: http://www.repubblica.ithttp://www.stalking.it

IL PROFILO PSICOLOGICO DELLO STALKER

La maggior parte dei comportamenti insistenti vengono messi in atto da partner o ex-partner di sesso maschile (in Italia il 70% degli stalkers è uomo e la causa è di amore respinto, abbandono o altro). Benché sia probabile l’uso di sostanze e/o alcool non è una peculiarità sostanziale del molestatore. le cause possono essere dunque molteplici, ma spesso si tratta di casi di abbandono (per i più giovani) o per separazione e divorzio.

I soggetti da un punto di vista psicologico hanno una personalità fragile o non ancora ben formata e per la paura di essere abbandonati, magari come ripetizione di esperienze precoci infantili di separazioni avvenute, si legano ossessivamente a qualcuno. Lo stalker perciò sviluppa disturbi relazionali legati ad eventi traumatici e che si manifestano in un gran bisogno d’affetto. Quindi lo stalker potrebbe soffrire di disturbi di paranoie di personalità e disturbi di personalità dipendente.

Sebbene gli stalkers non abbiano spiccate qualità comunicative e sociali hanno ottime capacità di progettazione che possono rivelarsi pericolose.

Altri disturbi della personalità che si riscontrano negli stalkers sono, oltre all’antisociale, borderline, istrionico e narcisistico.

Si sottolinea  quindi la possibile esistenza e persistenza nello stalker di un modello di attaccamento insicuro (AMBIVALENTE – EVITANTE E DISORGANIZZATO) COME AFFERMANO GLI STUDIOSI DELL’ATTACAMENTO per cui il soggetto non può fare a meno dell’altra persona che diventa funzionale per la sua esistenza.

La presenza di un quadro psicopatologico rispecchia una piccola percentuale della popolazione “stalkizzante”, circa cioè il 10%: da questo si può capire come un possibile etichettamento del molestatore assillante come malato sia del tutto erroneo e fuorviante rispetto alla complessità del fenomeno. Uno studio che si limiti ad un’analisi delle caratteristiche dei molestatori rischia in partenza di non cogliere la complessità insita nell’insieme dei comportamenti e comunicazioni che definiscono lo stalking.

fonte:
http://www.nessuno-perfetto.it/lo_stalking_ed_il_profilo_dello_stalker_.html

 

 

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