l’inesprimibile


-"Sulla soglia dell'eternità"Vincent Van Gogh-

-“Sulla soglia dell’eternità”Vincent Van Gogh- 1890

 

Quando in giugno svolazzano i moschini
Intorno al lampione sull’angolo
Gettando ombre guizzanti sulla strada;
Quando tu passeggiavi a piedi nudi
In una calda e buia sera di giugno
Con l’erba che ti bagnava i piedi di rugiada;
Quando sentivi strimpellare un banjo
Sulla veranda della casa di fronte,
E dal parco ti giungeva il profumo dei lillà
C’era qualcosa che lottava, in te,
Che non riuscivi a mettere in parole…
Eri viva poesia, nel buio, là!
L’ Inesprimibile
Ernest Hemingway
(1899-1961)

 

 

Esprimere l’inesprimibile. Come è possibile? Forse solo gli artisti possono, i grandi artisti…e forse può, anzi, certamente può, il dolore. Il dolore dunque offre una mano all’artista.

Ernest Hemingway fu sconvolto dalla scomparsa del padre, morto suicida, ma la passione per la scrittura lo aiutò a superare la tragedia. Scrisse: “accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa; di creare con abbastanza verità da esser contenti di leggere ciò che si era creato; e di farlo ogni giorno che si lavorava, era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute. Oltre a questo, nulla importava.

E’ così che il grande scrittore esprime l’inesprimibile, sorretto e confortato dal frutto del suo lavoro. Ma infine, debole e sofferente dopo i suoi brillanti viaggi di continente in continente, come il padre cerca la morte. Perché spesso i grandi artisti cercano la morte? Una profonda introspezione psicologica può condurre al suicidio? Forse cercare un’ interezza e annegarvi, affogare nella la poesia, nel sentimento, nell’arte evitando il fango e arrivare agli altri, turbarli, commuoverli e averne consapevolezza presuppone una sofferenza esistenziale? E’ una peculiarità dell’artista?
La sofferenza esistenziale è il seme del frutto dell’artista? E la follia?

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