il tempo ritrovato


 

“E, parola mia, appena arrivati, nel glauco e in un diffuso d’un chiaro di luna davvero simile a uno di quelli di cui la pittura classica ammanta Venezia, e su cui la sagoma della cupola dell’Istituto fa pensare alla Chiesa della Salute nei dipinti di Francesco Guardi, ho un po’ l’illusione di trovarmi sulla riva del Canal Grande.”

(Marcel Proust, Il tempo ritrovato)

 

Il tempo ritrovato, dimensione proustiana. Il passato esaltato, idealizzato e riacquistato per difenderci dal vero, dal presente…ed ecco la celebrazione della memoria, l’incanto del ricordo, dell’evocazione…  fino a sposare una ideazione e paradossalmente quasi una progettazione del tempo fino a investigare sul significato dell’identità…fino alla “meraviglia”  e al “tormento” del nostro mondo “bambino”, appassionata quanto dolorosa  traccia del nostro passato… tra le sue schegge fino al presente. Dopo queste riflessioni ho pensato ad Antonin Artaud per il quale lo spazio e il tempo si dilatavano e si contraevano (ad esempio nelle sue opere teatrali) e si riempivano di pensiero e ricordo … come un’avanzare  a fatica e con dolore  tra i labirinti della propria anima e del proprio passato.
F.
 

 

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