una giornata malinconica


 

 

Oggi è una di quelle giornate che la tristezza ingoia quasi per intero, e ingorda ruba le ore alla luce e il cielo è spento anche se c’è il sole. Una di quelle giornate che le strade si intersecano ostili e quasi ti sbarrano il passo e nemmeno ai ricordi, quelli che di solito ti scaldano e ti sorprendono a questo o a quell’angolo, lasciano accesso.

Che giornata spessa, ma spessa di cuore in subbuglio e all’erta, di porte che paiono chiuse anche se solo appena accostate. E niente spiragli oggi, quelle lame di luce e pulviscolo che infiammano e accecano gli occhi e accendono l’anima.

F.

 

Charles Baudelaire
Spleen

 

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l’intero giro dell’orizzonte, un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d’un grande carcere, e un popolo muto d’infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente.

(…)

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