colomba


Hanno saputo che la Vecchia Signora è andata via. Hanno detto: “è morta in silenzio, così come ha vissuto“.  No, non certo lei, che colorava tutt’intorno. Nessuna commozione.

Poveri illusi di una morte pietosa.

Io la ricordo Colomba e sento l ‘amarezza di non averla amata abbastanza. Rivivo i giochi pazzeschi ideati da lei. Rivedo il “Salone Margherita” e noi ragazzi dentro con biglietti omaggio, e pellicole assurde e risate soffocate.
Poi al buio la fuga, suscitando irritazione attorno, tangibile, e il ritorno a casa accelerato dalla  sua urgenza: osservare la puntualità per la cena e  il nostro compenso era l’infantile compiacimento dipinto sul suo volto per essere parte di noi, della famiglia.
Eccola seduta al tavolo della cucina, dirimpettaio suo fratello.  Senso d’appartenenza.
Siede, mangia, qualche piccola osservazione alla mamma del tipo: “è cruda” o “le pere non le acciacco“, e guai a muovere troppo le posate o i bicchieri, non tollera il minimo rumore, un’irritazione palpabile l’avvolge tutta, sbuffa seccata fino a respirare a fatica, per poi cambiare nuovamente umore. La sua serenità affiora ancora dal sorriso baffuto.
Quel suo strano, singolare, carattere costringe noi piccoli a riti giocosi e infantili consumati sui marciapiedi della città: in corteo e rigorosamente al passo inizia la lenta maratona intonando insieme, sotto la sua severa guida da direttore d’orchestra, “Colombina la messaggera…” passo dopo passo con divieto assoluto di calpestare il margine tra un mattone e l’altro. E la gara ha inizio sotto l’indice levato in aria e l’espressione burbera e accigliata.
Via del Policlinico, il profumo dei glicini, le risate ingoiate per non spazientirla.
Noi ragazzi in fila indiana, la lingua tra i denti, eretti come soldatini siamo il suo battaglione e lei il nostro capitano.
E  alla fine i baci  raschiano i nostri visi lisci e paffuti, gli ultimi abbracci sono tristi e gioiosi insieme.
Aspettiamo il suo ritorno  e lei, con la sacca scura a tracolla, zeppa delle cose più buone che conservano il profumo e il sapore fresco delle nostre montagne , sempre ritorna.
Ricordi frammentari ,slegati, a formare l’insieme della memoria.
Poi il congedo, definitivo.
– Avete saputo? “S’è morta” Colomba, come ha vissuto s’è morta, pace all’anima sua. –
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