vai che nevica


VAI CHE NEVICA
di Gabriele Romagnoli
 

Lui tornò a casa tardi, la notte di Natale. Aveva, tuttavia, fatto una pausa dal lavoro per andare a comprare i regali, dieci minuti in tutto: una camicia da notte in seta per lei (42? Se anche è sbagliata non si offenderà, è la taglia delle donne giuste, no?) e una specie di pianola gommosa da suonare con i piedi per il suo bambino di nove mesi. Aprì la porta e trovò la tavola imbandita: candele, fiori, incenso, l’albero lampeggiante. Lei apparve, sorridente. Disse: “Dorme!”.
Lui replicò con stanchezza.
L’orologio batté il primo rintocco di mezzanotte. Lui si affrettò a darle il pacco dono. Lei aprì, sorrise, lo baciò.
Disse: “Non avevo soldi, ho pensato di farti il regalo più grande che potevo”.
Lui attese.
Lei disse: “Ti regalo un’altra vita”
Lui non capì.
Lei disse: “Vai, vai adesso. Lo dico con sincerità, con tutto l’affetto che ho. Vai. Non stare qui, a lavorare, tornare, sacrificarti per me o per il bambino, continuando a chiederti come sarebbe se…invece…io non lo sopporto… tutto ma non questo, potrei accettare se tu amassi un’altra, perfino, ma non se ami un’altra vita. Vai a viverla: scopa una donna diversa per sera, gira il mondo in barca, arruolati nei caschi blu, perdi tutto al casinò, fatti un’overdose, muori, se vuoi, ma senza rimpianti. Questa vita: una donna, una casa, un bambino, l’hai avuta, vatti a prendere l’altra, fallo per… me, oltreché per te”.
Lui la guardò sbalordito. Si sentì l’interprete di un film: il segaiolo mentale di Muccino incontrava l’angelo di Frank Capra.
Che cosa gli restava da fare, scoprire che la sua vita era meravigliosa? Fuori tempo massimo: già lei lo spingeva nell’altra, oltre la porta, nella neve improvvisa, con un sussurro: “Vai…vai che nevica!”.
Lui andò, ma sapeva già come sarebbe finita: lo vedeva dai suoi amici la sera all’Osteria del Moretto, quando ognuno desiderava la vita dell’altro. Si limitò a cambiare città, casa, donna, lavoro. Ebbe un figlio e gli regalò distrattamente una pianola gommosa da suonare con i piedi, la notte di Natale, cinque anni dopo. La stava portando a casa, quando un turbine di vento gli schiaffò in faccia una pagina di giornale. Se la tolse sulla soglia e una volta dentro, nella casa calda con la tavola imbandita ( “Dorme!” ), la lesse prima di gettarla nel fuoco. Annunciava la morte per overdose di una nota avventuriera. Faticò a riconoscerla nella foto, più ancora nel breve ritratto: era stata amante di molti uomini famosi, aveva partecipato a regate in solitario, era partita in missione nel Burundi con una ONG, aveva scoperto una miniera e se l’era giocata a black jack, lasciava un figlio allevato dalle suore a Ginevra. E fuori nevicava.

fonte:

www.repubblica.it

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