Il Signor aggiustatutto e le macchinette del caffé


In vita mia, ne ho viste di cose. Una volta stavo andando a casa di mia madre per fermarmi da lei qualche giorno, ma appena metto il piede sull’ultimo scalino, do un’occhiata e la vedo che sta sul divano a sbaciucchiarsi con un tizio.Era estate, la porta era aperta e il televisore acceso.Ecco una delle cose che ho visto.
Mia madre ha sessantacinque anni. E’ iscritta a un club di cuori solitari. Comunque, ci rimasi di sasso. Mi bloccai lì, in cima alle scale, con la mano sulla ringhiera a guardare quell’uomo che la baciava e la TV trasmetteva qualcosa.
Adesso le cose vanno un pò meglio. Ma in quel periodo, quando mia madre se la spassava, non avevo un lavoro. I miei figli erano fuori di testa, mia moglie era fuori di testa. Anche lei se la spassava. Il tizio che se la faceva era un ingegnere aerospaziale disoccupato che aveva conosciuto a una riunione degli Alcolisti Anonimi. Fuori di testa pure lui.
Si chiamava Ross e aveva sei figli. Zoppicava un pò per via di una ferita d’arma da fuoco che gli aveva regalato la prima moglie.
Non so proprio cosa ci passava per la testa, in quel periodo.
La seconda moglie del tizio se n’era andata come era venuta, ma era stata la prima moglie a sparargli perché non le pagava gli alimenti. Adesso, per carità, gli auguro ogni bene.Ross. Che razza di nome! Ma a quell’epoca, era tutto diverso. Più di una volta anch’io parlai di pistole: Dicevo a mia moglie:”Mi sa che mi faccio una Smith and Wesson”. Ma poi lasciai stare.
Ross era un tipo piccolo. Non troppo però. Aveva i baffi e portava sempre un golfino di lana con i bottoni.
Una volta, una delle sue mogli l’aveva mandato in galera. Era la seconda moglie. Seppi da mia figlia che era stata mia moglie a pagargli la cauzione. A Melody, mia figlia, la cosa non era andata giù meglio di quanto andasse giù a me. Il fatto della cauzione, cioè.Non che la pensasse così per solidarietà con me -quella se ne fregava di me, di sua madre e di tutto il resto.

No, era che a casa di soldi non ne giravano molti, e quelli che se ne andavano per Ross erano soldi in meno per Melody. Insomma, Ross era nella sua lista dei cattivi. E poi, diceva, non le piacevano i figli che aveva fatto e il fatto che ne avesse tanti. In generale, però, diceva che Ross era un tipo a posto.
Una volta le aveva perfino letto la mano.
Ora che non aveva più un lavoro, questo Ross passava il tempo ad aggiustare cose. Ma io avevo visto casa sua,dal di fuori. Un gran casino. Robaccia sparsa dappertutto. Due Plymouth scassate in giardino.
Nei primi tempi della loro relazione, mia moglie mi aveva detto che era “un collezionista di auto d’epoca”. Parole testuali, “auto d’epoca”. Ma erano solo carcasse da rottamare.
L’avevo inquadrato subito, il Signor Aggiustatutto.
Però avevamo un sacco di cose in comune, io e Ross, mica solo la stessa donna.Per esempio, non riuscì a riparare il nostro televisore quando si sfasciò e perdemmo l’immagine. Non ci riuscii neanch’io. Avevamo l’audio, ma niente video. Se volevamo sentire il telegiornale, la sera dovevamo sederci davanti allo schermo e stare lì ad ascoltare.
Ross e Myrna si erano conosciuti quando Myrna stava cercando di smettere di bere. Andava alle riunioni, tre o quattro volte alla settimana, credo. Io erano mesi che entravo e uscivo dagli AA. Però a quell’epoca in cui Myrna e Ross si misero insieme non ci andavo più e facevo fuori una bottiglia al giorno. Myrna andava alle riunioni e poi passava a casa del Signor Aggiustatutto a preparargli la cena e a fare le pulizie. Da quel punto di vista i figli non lo aiutavano per niente. Nessuno alzava un dito a casa sua tranne Myrna, quando ci andava.
Tutto questo è successo mica tanto tempo fa, saranno tre anni. Certo, che periodo, quello.
Lasciai mia madre col suo tipo sul divano e me ne andai a fare un giretto in macchina.Quando tornai a casa, Myrna mi preparò un caffè.
Andò in cucina a prepararlo mentre io aspettavo di sentir scorrere l’acqua. Poi allungai la mano sotto un cuscino del divano per prendere la bottiglia.
Mi sa che Myrna gli voleva bene davvero a quel tizio. Però lui aveva anche un’altra storia- con una ragazza di ventidue anni che si chiamava Beverly. Il Signor Aggiustatutto non se la cavava tanto male per uno che andava in giro con un golfino di lana coi bottoni.
Avrà avuto trentacinque anni quando cominciò a colare a picco. Perse il lavoro e si attaccò alla bottiglia. Ogni volta che potevo lo prendevo in giro.
Dio ti benedica e ti protegga, Signor Aggiustatutto.
Disse a Melody di aver collaborato ai programmi di lanci lunari. Disse a mia figlia di essere molto amico con gli astronauti. Le disse che quando gli astronauti fossero venuti in città, glieli avrebbe fatti conoscere.
Il posto dove lavorava-io l’ho visto-era una di quelle compagnie ultramoderne: mense self-service, sale da pranzo per i dirigenti e così via, e c’erano macchinette per fare il caffé in ogni ufficio.
Il Signor Aggiustatutto e le macchinette per il caffé.
Myrna dice che si interessava di astrologia, di aure, di I-Ching, roba del genere. Senza dubbio era un tipo abbastanza sveglio e interessante, come gran parte dei nostri ex amici. Dissi a Myrna che ero sicuro che non gliene sarebbe mai fregato niente di lui se non lo fosse stato.
Mio padre è morto nel sonno, ubriaco, otto anni fa. Era un venerdì, a mezzogiorno e lui aveva cinquantaquattro anni. Tornò a casa dal lavoro in segheria, tirò fuori dal freezer delle salsicce per la colazione del giorno dopo e aprì una bottiglia di Four Roses.
Mia madre era seduta allo stesso tavolo, in cucina. Stava cercando di scrivere una lettera alla sorella, che abitava a Little Rock. Alla fine lui si alzò e se ne andò a letto. Mia madre diceva che non aveva neanche detto buonanotte. Ma è naturale, era ancora giorno.
“Tesoro”, dissi a Myrna la sera che tornò a casa. “Stiamo un pò abbracciati e poi prepara una bella cenetta per noi due”.
Myrna disse: “Vatti a lavare le mani”.

Raymond Carver

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