sorella


 

nella scelta della foto di copertina intravedo un invito ad una riflessione attenta sul significato evidentemente meno palese delle parole di Amaranta

“cosa spinge una sedicenne a scegliere la purezza?”

 

Di seguito un brano tratto dal libro, molto significativo, e poi una brevissima recensione.

 

 

“A 16 anni davanti alla tazza del caffè e latte dissi a mia madre: -voglio farmi suora-. Non frequentavo la parrocchia del quartiere, non facevo mai la comunione, mi ero confessata solo una volta a nove anni, ma ero certa di quello che volevo, in una sola ora avevo capito che il mondo non era fatto per me e che l’unica  via di scampo  era la purezza. Avevo pianto sul cuscino fino a bagnarlo, avevo sentito un dolore acuto dentro al petto come un uccello che becca disperatamente  le sbarre della gabbia per volare via, avevo visto la mia figura vestita di nero con la fascia candida sulla fronte nella pace di un chiostro, nel silenzio che cancella la mente. La mia strada è la purezza, una strada bianca e senza curve che sale lenta e tranquilla su un colle ventoso, la mia strada non sarà mai nella vita, che la vivano gli altri la vita, che ci tengono tanto, che si scontrino e si moltiplichino, che si diano appuntamenti e baci e spinte, che facciano tutto il rumore che serve a farsi notare, che chiedano per favore e voglio ancora, che si facciano crescere corna in testa, per caricare meglio.
Io voglio avere il viso pallido delle suore, la loro grazia mansueta, grani freddi tra le dita.”

Amaranta è una suora divenuta vecchia “nel sospetto di stare dentro una storia bugiarda“. Si sente tristemente diversa dalle altre suore, che appaiono sempre allegre e occupatissime. Quando le ordinano di prendersi cura dei bambini dell’asilo è terrorizzata, lei non ama i bambini, per Amaranta i bambini “sono la vita ancora non domata  e la vita vuole soltanto soddisfarsi, imporsi su chi le sbarra il passo. Allunga le mani, prende, strappa e non chiede scusa“. Però raccoglie intorno a sé quei bimbi e dà inizio a questo compito arduo. Prende  quattro ceste di vimini piene di dinosauri ripugnanti e bambole rotte, le svuota sul tappeto e aspetta che accada qualcosa. E qualcosa  accade. I bambini impazziscono,una pazzia fatta di desideri ingoiati  ed esuberanza di vita. Fanno di tutto. Si picchiano incolleriti e subito dopo si confortano. Ridono, piangono. Suor Amaranta ruota con loro in un girotondo folle, e il suo cinismo e la sua disillusione si sciolgono, piano. Insieme a Luca, un bimbo autistico  che pronuncerà in tutto il libro soltanto tre parole, che Amaranta prenderà come ordini e per assecondarlo, sarà protagonista di tre avventure incredibili andando finalmente e totalmente incontro alla vita. Toccherà il mondo, e si troverà infine degna di se stessa e di una sorpresa che ha la forza di una rivelazione.

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