Incontri nella nebbia (due finali)


Quella sera, l’avvocato Mario Silvestri rientrò a casa più tardi del solito. Si era attardato nel suo studio, per completare l’arringa di difesa di un caso complesso, che lo impegnava da svariati mesi. Sulla città era calata una fitta nebbia, tipica di quel periodo dell’anno.

La palazzina a tre piani, con piccolo giardino sul davanti, nel quartiere   residenziale bene della città, era il simbolo del livello sociale che l’avvocato aveva raggiunto.

Parcheggiato l’ultimo modello di BMW nello spazio a lui riservato nel garage del condominio, Mario prese l’ascensore che lo portò direttamente in casa. 

Svuotate le tasche sulla consolle dell’atrio, sotto uno specchio dorato del settecento, l’avvocato era entrato nel vestibolo e aveva incominciato a spogliarsi, quando la moglie, dalla cucina, lo chiamò ad alta voce, dicendogli: “Caro, Rolf deve ancora fare il suo solito giro. Ne hai tutto il tempo. Ho appena messo l’arrosto nel forno.”

Rolf era il doberman dei Silvestri, sul quale essi scaricavano tutto il loro affetto, non avendo avuto figli. Slanciato, di colore nero, da gli occhi rosso accesi, non era cattivo, ma incuteva timore al solo vederlo.

Mario si rivestì, ritirò dalla consolle i suoi oggetti, compresa una piccola pistola Beretta che portava sempre con sé, da quando aveva ricevuto alcune telefonate di minaccia nei suoi confronti. 

Rolf, che aveva compreso quanto stava accadendo, si avvicinò all’avvocato per farsi legare alla corta catena, con la quale Mario teneva stretto il cane durante le passeggiate.

Uscito dal portone principale di casa, Mario si calcò in testa un cappellaccio cerato, per proteggersi dall’acquerugiola che aveva incominciato a cadere, e iniziò la solita passeggiata, che lo avrebbe portato a girovagare lungo le strade alberate del quartiere.    

La nebbia si era fatta più spessa e Mario quasi non vedeva l’altro lato della strada. I lampioni lasciavano cadere a fasci le loro fioche luci, che giungevano a mala pena a terra.

L’avvocato passò davanti ad un bar, la cui insegna lampeggiante emanava intorno dei strani riflessi rossastri. Mario sbirciò dentro, non c’era nessuno.

Passò un tram, senza far rumore, nell’atmosfera ovattata che aveva avvolto la città. I pochi passeggeri, alla fioca luce interna, sembravano i marinai della nave maledetta del capitano Falkenburg, l’olandese volante, fantasmi condannati a girare i mari in eterno. Il tram si fermò e una coppia si infilò rapidamente nel portone della casa di fronte alla fermata. L’avvocato li esaminò per un attimo e proseguì, mentre Rolf gli camminava a fianco.

Ogni tanto Rolf si fermava per i suoi bisogni e Mario si guardava attorno, circospetto.

Passò davanti ad un ristorante pizzeria, dal quale uscivano i rumori gioiosi dei clienti. L’avvocato si fermò, curiosando dentro con lo sguardo. Si accese una sigaretta, assaporandola per qualche minuto, mentre Rolf cercava invano di raggiungere un albero vicino.  

Mario proseguì affrettatamente. La passeggiata ormai volgeva al termine e Rolf precedeva il padrone, avendo già individuato l’odore di casa. Aveva incominciato a piovere con più insistenza. Zaffate di nebbia si stagliavano alla luce dei lampioni. In strada non c’era nessuno.

Arrivato nel lungo viale, alla fine del quale si svoltava nella strada privata di casa sua, l’avvocato vide un uomo venirgli incontro, con fare ondeggiante.

Arrivato nei suoi pressi, mentre i due studiavano come incrociarsi nello stretto marciapiedi, Rolf  incominciò a ringhiare e Mario lo calmò, ordinandogli con voce ferma: “Doch!”.

Ciò nonostante, mentre l’avvocato stava per superare lo sconosciuto, i due si scontrarono frontalmente e l’uomo si aggrappò all’impermeabile dell’avvocato, bofonchiando qualche parola di scuse.

Fatti pochi passi, l’avvocato si riassettò l’impermeabile e rapidamente si voltò. “Ehi! Non faccia il furbo! Dove crede di andare. Mi ridia il mio portafoglio!” e Mario, con la pistola in pugno, raggiunse l’uomo, che si era già allontanato rapidamente.

L’uomo estrasse da una tasca laterale del cappotto il portafoglio, che consegnò a Mario senza dire parola. “Se ne vada! Se ne vada! Via!” gli disse Mario, con fare imperioso.

(Finale di ieri)

L’uomo si voltò e scomparve nella nebbia.

Rientrato in  casa, Mario fu accolto dall’odore dell’arrosto appena fatto. Stava per depositare nuovamente le sue cose sulla consolle, quando vide che il suo portafoglio era rimasto là.

(Finale di oggi)

 L’uomo si voltò e scomparve nella nebbia.

Rientrato in  casa, Mario fu accolto dall’odore dell’arrosto appena fatto. Depositò nuovamente le sue cose sulla consolle e si spogliò rapidamente degli indumenti bagnati.

“Anche questa volta ce l’abbiamo fatta! E’ andata bene! Un portafoglio … bello pieno!” disse l’avvocato, entrando in cucina.    

  

Ing. Manlio Moggioli
Senior Consultant

 

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