una pagliacciata


Continuano gli arresti e gli attacchi del regime birmano agli attivisti politici pacifici.

Il 29 marzo, le autorità birmane hanno arrestato sei attivisti della “gioventù” che avevano partecipato ad un raduno pacifico contro la costituzione. Il giorno seguente, cinque capi musulmani della Comunità di Rakhine sono stati arrestati, come riferito dalle attività politiche pacifiche. In due diverse occasioni in queste ultime due settimane, esponenti della democrazia e gli attivisti dei diritti dell’uomo a Rangoon sono stati assaliti e malmenati con bastoni.

Questi abusi dei diritti dell’uomo contribuiscono al clima di terrore e di repressione in Birmania mentre il regime, con un comunicato diffuso dalla televisione di Stato, annuncia che a maggio verrà indetto un Referendum volto a sottoporre al giudizio popolare la bozza di una nuova Costituzione Nazionale.

I rappresentanti democratici del popolo birmano hanno fatto chiaramente la loro opposizione al processo con cui il regime cerca di imporre la costituzione. Ciò nonostante, il regime sta procedendo al relativo referendum previsto. Il referendum non sarà altro che una pagliacciata condotta dall’implacabile regime dei generali e finanziata da Pechino. Gli arresti del regime degli uomini che fanno una campagna contro la costituzione, la relativa omissione di pubblicare la costituzione stessa ed accogliere favorevolmente i video indipendenti del referendum ed il relativo rifiuto sono la prova di tutto ciò quando, ad un mese dall’appuntamento per votare, il regime adotta misure criminali per frenare le proteste e la Cina invia camion anti-sommossa e si addestrano uomini per picchiare e “disperdere” i manifestanti e come se non bastasse i secondini nelle carceri fanno “pressione” sui detenuti per votare “si”.

Rinnoviamo la nostra preghiera per il popolo birmano volta a liberare tutti i detenuti e i prigionieri politici, compreso Aung San Suu Kyi e auguriamoci un miracolo, un dialogo fra la direzione di regime e la Birmania democratica e le minoranze etniche che conducano ad una transizione della democrazia, come richiesto dalla gente del popolo Birmano.

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