19 marzo


Piergiorgio Branzi

Piergiorgio Branzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca 21-24 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

Dedicato a mio padre che se n’è andato via..

Terra desolata 

 

Sei tornato? 

La vecchia melodia riprende ora che sei qui,

a vibrare al mio fianco. 

Non mi lasciare ancora papà,

fammi proseguire con te questo viaggio.

E’ una terra desolata questa. 

 

 

La prima volta senza di te 

 

Questo primo Natale senza di te

è un’angoscia che cresce dentro,

è un dolore sottile e amaro,

è un nodo che stringe la gola,

è un solco nel cuore,

è un deserto nell’anima. 

Questo primo Natale senza di te

è terra assetata,

è notte spietata,

è luce accecata,

e gonfia la gola e gli occhi di pianto.

 

 

 

Solo

 

Ti vedo camminare solo, al buio.

Piove, l’acqua non ti bagna.

E avanzi tranquillo.

Vedi qualcuno poi,

 e ti fermi,  sorridi.

Sono io che come te non temo la pioggia,

e ti abbraccio, e stringo più forte, e più forte.

Siamo ancora insieme papà,

come quando bastava un cenno per averti.

Sogno, torna ancora a bussare alla mia notte.

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