per chi avesse ancora voglia di sognare…


castelloecco una fiaba semplice semplice, scritta da me.

C‘era una volta, in un paese lontano, una fanciulla di nome Viola dai capelli biondi come il grano che viveva con la sua mamma e il suo papà ai piedi di una montagna in una casetta piccola piccola con il tetto rosso e le persiane verdi, nascosta tra gli alberi di un folto bosco.

Non molto lontano si ergeva un castello circondato da un fossato colmo fino all’orlo di un’acqua limpida che scendeva dalla montagna. Là regnavano un re e una regina con i loro due figli, il primogenito famoso per la sua bellezza ed il secondogenito famoso per la sua bontà.

Dal suo balcone Viola poteva scorgere il giardino del regno dove fiorivano delle rose bellissime.

Un giorno lo sguardo della fanciulla incontrò quello del principe bello che stava passando a cavallo davanti alla casina e il suo cuore si mise a battere forte forte alla vista di quei lineamenti incantevoli. Il giovane, dopo un attimo di esitazione, con lusinghe piene di grazia riuscì a impadronirsi del suo cuore e da quell’istante in poi la fanciulla non fece altro che cantare con la sua voce argentina sperando che il principe bello, attirato dal suo canto, scendesse ancora a valle. Nella reggia il principe buono ascoltava quel canto e uscendo nel folto giardino osservava da lontano la fanciulla che cantando danzava con grazia. Il principe allora desiderò conoscere la fanciulla ma sapeva in cuor suo che non doveva nutrire speranze, perché i cuori delle belle giovinette fino a quel momento erano appartenuti tutti a suo fratello. Il principe bello, ogni mattina, davanti allo specchio dorato e scintillante, si adornava delle sue vesti più sfarzose e usciva a cavallo senza curarsi della fanciulla che trepidante aspettava di incontrarlo. Un giorno decise di seguirlo a sua insaputa lungo un sentiero segreto. Si trovò allora innanzi a un antichissimo faggeto con alberi immensi dalla frondosa chioma, ai cui rami erano appesi ogni sorta di gioielli sottratti al tesoro di famiglia.

I folletti del bosco, alla vista della splendida fanciulla le si fecero tutti intorno e intonarono con lei un canto melodioso.

Il principe a quel punto si accorse della presenza di Viola e si lisciò i capelli mandando indietro la testa con un gesto superbo. Quando Viola notò la sua espressione fredda e altera si incupì e non riuscì più a proseguire il suo canto gioioso.

Lasciò i folletti e corse senza meta e senza mai voltarsi indietro, se ne andò per monti e valli e boschi, finché trovò un giardino incantato. La in mezzo c’era un albero con perle incandescenti che luccicavano fra i rami. Viola s’arrampicò su per il tronco e vide che sotto ogni perla c’era una scritta “questa perla è sbocciata per una buona azione del principe Leopoldo”- Allungò una mano per cogliere la perla perfetta e sentì una grande gioia attraversargli all’improvviso il cuore. Quando ridiscese dall’albero stringeva nel pugno la piccola perla e all’improvviso sentì salire alla gola un canto gioioso. Incominciò a cantare e il suo canto si espanse oltre i monti e le valli.

Il principe buono intanto sentiva la tristezza inondargli il cuore e non ebbe più voglia di uscire in giardino ad ascoltare quel canto, ma il suo fedele garzone amava molto il suo signore e lo prese dolcemente per mano e lo condusse fuori. Si fermarono accanto alla fontana d’argento, la più bella del giardino del palazzo, da dove scorreva un’ acqua limpida e fresca. ll principe si distese ad ascoltare lo zampillio dell’acqua ,chiuse gli occhi, due o tre gocce gli bagnarono il volto e senti il cuore riempirsi di speranza, si alzò e si incamminò piano rasente agli alberi, senza fretta, raggiunse e sellò il suo cavallo bianco e andò al galoppo inseguendo il canto melodioso.

 

Arrivato nel giardino incantato i suoi occhi incontrarono quelli chiari della fanciulla che gli sorrise senza interrompere il canto.

Il principe ringraziò Dio per quel prodigio, davanti a lui c’era la fanciulla dei suoi sogni con il viso leggiadro e la voce da usignolo. Le rivolse la parola disse: – Ah, se tu potessi amarmi per quello che sono! – Viola non rispose ma i suoi occhi rimasero incantati dal sorriso del principe buono. Da ogni angolo sbucarono allora piccoli gnomi saltellanti e gioiosi. Accesero un fuoco e cominciarono a cantare a giocare e a danzare intorno alla fiamma rossa e scintillante. I canti erano sempre più alti e nessuno avrebbe potuto ascoltarli senza restare stregato . Il principe si avvicinò a Viola tendendo la mano e cominciarono a danzare anche loro. Arrivarono allora i folletti del bosco e anche loro danzarono. Subito Viola sentì sparire ogni ingiustizia dal mondo e una nuova forza penetrò le sue vene. Ella disse: – Cos’è questa gioia che sento nel cuore?- Ballarono tutta la notte e quando spuntò l’aurora gli gnomi e i folletti, gli elfi e tutti gli spiritelli buoni del bosco sparirono per un istante e poi tornarono con brocche traboccanti di acqua della vita e ad un tratto nei cuori della fanciulla e del principe scomparve ogni residuo di dolore, e l’alba bianca e splendente li accolse ancora festosa. –Sorridete! – disse – e con il vostro sorriso, tutto il mondo sarà liberato dall’ingiustizia e dal dolore. -E quando l’ebbero fatto, tutto il firmamento fu avvolto dall’incanto e il principe buono e la fanciulla si strinsero in un abbraccio e si innamorarono all’istante l’uno dell’altra.

-Mio Dio!- esclamò la fanciulla – è l’alba e i miei genitori saranno disperati!-

Tornarono veloci verso casa e ai piedi sembrava avessero le ali.

Arrivati davanti alla casetta di Viola trovarono il papà e la mamma sulla porta ad aspettarla.

Il principe si fece subito avanti e disse facendo un inchino: – Sono il principe Leopoldo e ho accompagnato a casa vostra figlia che si era persa nel fitto del bosco.

I due genitori lo fecero subito accomodare in casa a disagio di fronte alla presenza regale.

Il principe sorrise poi si voltò verso Viola la guardò e disse ad alta voce: – posso chiedervi la mano di vostra figlia? Se mi vorrà sposare verrà al castello con me . I genitori acconsentirono e la fanciulla gridò di gioia stringendosi al principe che non potè fare a meno di chinarsi a baciarla sulle labbra. E così raggiunsero il castello insieme facendo il loro ingressodavanti agli occhi sbalorditi del principe bello. Il giorno dopo il re e a regina, che si innamorarono a prima vista di Viola, ordinarono di preparare tutto per le nozze che vennero celebrate con la più grande gioia. Il principe bello, superbo e arrogante, non assistette alla cerimonia perché non riteneva Viola all’altezza della famiglia reale. Anche se il re e la regina ancora non erano a conoscenza dei tesori sottratti alla corona presto l’avrebbero saputo e avrebbero punito severamente la sua disonestà. 

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