smascherare un dolore


 

Ho lasciato un messaggio a Xeena (http://xeena.wordpress.com/) al suo ultimo post.

Ho scritto: “un cristallo impenetrabile è l’anima di chi soffre“.

Il post, tra le altre cose, accennava ad una persona che aveva tentato il suicidio. Tutti noi ci chiediamo cosa accade l’attimo immediatamente precedente una decisione del genere. Io ho immaginato una mente di cristallo in un corpo di cristallo con un cuore di cristallo… impenetrabile ma pronto a rompersi in mille fragili pezzi. Mi chiedo se e come tutti noi potremmo essere responsabili della tristezza e della desolazione che allaga un’anima di cristallo. Se, nel senso di chiedersi se avremmo potuto o avremmo dovuto, in alcune circostanze, sentirci più solidali o sforzarci di esserlo. Come: ipotizzando di avvicinarsi per un solo unico istante, che potrebbe fare la differenza, ad un’anima fragile che ci passa accanto, sfiorandoci. So che questo mio discorso può apparire contorto e probabilmente lo è, ma spesso quello che ho appena scritto ha attraversato come un fulmine la mia mente al cospetto di un dolore che non era il mio e dal quale ho preso le dovute distanze, non per freddezza o egoismo o paura, ma per inadeguatezza.

Allora mi chiedo, vi chiedo: cosa fare per smascherare un dolore atroce che si cela spesso dietro un tiepido sorriso? Dobbiamo forse aiutare chi soffre ad uscire dalla razionalità e inoltrarsi nell’irrazionalità?

Schopenhauer afferma che le categorie della razionalità (Spazio tempo e causalità) non ci permettono di conoscere la realtà, ma solo una sua rappresentazione di essa e per questo bisogna uscire dalla razionalità ed abbandonarsi all’irrazionalità ovvero alla volontà di vivere. Questa volontà di vivere provoca in noi un impeto insaziabile che genera conflitto e quindi dolore e man mano che raggiungiamo un livello più alto di conoscenza cresce in noi il desiderio di raggiungere un grado più alto e quindi nuova angoscia. Nessuna soddisfazione è durevole poiché rappresenta soltanto il punto di partenza di un nuovo tendere (noia).

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