“Il poeta è un fingitore”


DA

“IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE” 13.6.1930

Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è stata la mia vita fino ad oggi (tante volte e per tanti versi l’opposto di come avrei voluto), cosa posso presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò che non presumo, ciò che non voglio, ciò che mi succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà? Non c’è niente nel mio passato che mi faccia ricordare una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere: non ho nostalgia nemmeno delle sensazioni di momenti passati: quello che sentiamo esige il suo momento; quando il momento è passato si volta pagina, la storia continua ma non continua il testo. Breve ombra scura di un albero cittadino, lieve rumore di acqua che cade nella fontana triste, verde dell’erba regolare (giardino pubblico sul far del crepuscolo): voi siete per me in questo momento, l’universo intero, perché siete il contenuto pieno della mia sensazione cosciente: dalla vita non voglio altro che sentirla perdersi in queste sere impreviste, al suono di questi bambini estranei che giocano in questi giardini sbarrati dalla malinconia delle strade che li circondano, e incorniciati, oltre che dai rami alti degli alberi, dal vecchio cielo dove le stelle ricominciano. Bernando Soares… poi timidamente mi confidò che,  non avendo molte cose da fare  né dove andare, né amici cui poter far visita, né passione per  la lettura, era solito passare  le sue serate, nella sua stanza d’affitto, scrivendo anche lui.   Fernando Pessoa Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi) Leggendo questo libro si prova una mescolanza di suggestioni incredibilmente intense..l’anima umana spogliata di sovrastrutture  e offerta tra meditazioni, deliri e impeti straordinari. Pessoa inventa un personaggio e gli offre una vita che appare tangibile, quasi corporea…e  lo incarica di scrivere un diario…sottile simulazione autobiografica. Il libro è un’ insieme di pensieri di Soares che denunciano la  personalità dell’autore spiccatamnte articolata, ricca di sfaccettature. Due personalità si attraversano e si mescolano, rinunciano l’una all’altra per poi confondersi ancora. Soares sta dietro ai vetri di una finestra a osservare la vita, e tenta di reinventare la sua vita interiore, che nemmeno lui veramente conosce,  naufragando in altri “se stesso”. Il libro dell’inquietudine è ciò che vive al di fuori dell’io e di cui l’io si impossessa. Pessoa dichiara: sono io senza il raziocinio e l’affettività! Dunque Pessoa reinventa la sua vita, toglie la razionalità al suo vissuto, al suo pensiero, e ce lo restituisce privo di convenzioni.   Vivere è essere un altro”.

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