ARTHUR RIMBAUD “”Illuminazioni””


 E’ forse possibile ch’Ella mi faccia perdonare le ambizioni continuamente schiacciate, che una fine negli agi compensi le epoche di indigenza, che un giorno di successo ci addormenti ‘sulla vergogna della nostra fatale inettitudine? (O palme! diamante! – Amore, forza! – più in alto di tutte le gioie e le glorie! – ad ogni costo – dovunque, démone, dio – giovinezza di questo essere: io!). Che gli accidenti della pantomima scientifica e dei movimenti di fraternità sociale siano teneramente amati come progressiva restituzione della libertà primitiva? Ma lei, il Vampiro che ci rende gentili, ordina che ci divertiamo con quanto ci lascia, o che altrimenti siamo più buffi. Correre alle ferite, attraverso l’aria spossante e il mare; ai supplizi, attraverso il silenzio delle acque e dell’aria che uccidono; alle torture che ridono, nel loro silenzio atrocemente agitato. Poeta vsionario? Chi è lei, il vampiro che ci rende felici? E’ l’angoscia che si trasforma in gioia masochista? L’impossibilità di essere normali che ci fa naufragare beati nell’anormalità, arresi ad essa? Parole agghiaccianti che si dibattono in una richiesta ossessiva di identificazione nel dolore, l’angoscia del nulla prima e la necessità del vuoto poi per cominciare a vivere ancora, rinnovati? L’angoscia triste, oscura che ritorna sempre nei suoi versi:

A, noir corset velu des mouches éclatantes Qui bombinent autour des puanteurs cruelles, Golfes d’ombre, (…)

“Io dovrei avere un inferno per l’ira, un mio inferno per l’orgoglio, – e l’inferno della carezza; un concerto di inferni” dice ancora Rimbaud. Inferno, amore, angoscia ,gioia, perché tanta disperazione e fremito di vita insieme? “torture che ridono” Chi sei, chi eri Arthur? Uomo perduto che racconta la vita?

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