corrispondenze


Le “corrispondenze” ci chiamano a comprendere i rapporti tra persone anche se apparentemente e fisicamente distanti tra loro, specialmente quelle il cui legame non è manifesto, evidente…come nel nostro caso. Le nostre sono corrispondenze ma anche e soprattutto nel significato di correlazioni e “connessioni” per usare un termine appropriato. Per questo avevo citato Baudelaire. La relazione tra persone che non si conoscono fisicamente, ma forse proprio per questo motivo approfondiscono ancora di più la loro “conoscenza interiore”. mi affascina particolarmente. La corrispondenza non verbale ci garantisce una relazione speciale e quindi noi intraprendiamo tutti il cammino ispiratoci da questa relazione. Il linguaggio artistico, in particolare, ci avvicina, ma anche quello dell’anima.

Buon viaggio a tutti;)

F.

Se già i romantici tedeschi avevano vagheggiato una fusione di tutte le arti mettendo in luce l’esistenza di una reciprocità di rapporti tra musica, pittura, architettura e poesia, e Wagner col suo wort-ton-drama ricercò lopera totale, dalla seconda metà del XIX secolo, all’alba di una stagione di secondo romanticismo, a questo tema si potranno ricondurre le più radicali innovazioni in tutti i campi artistici. Numerose istanze, non di rado contraddittorie, vi confluiranno a dar vita a quadro culturale di grande complessità e ricchissime implicazioni.

La nascente “società di massa”, prospettata dai progressi scientifici e tecnologici, vede assieme il trionfo del positivismo e i primi germi del suo rigetto, l’esaltazione dei successi del paradigma scientifico moderno e la critica della sua presunzione di onnicomprensività esaustiva, che sfocerà nella moderna crisi delle certezze verso ogni “sapere costituito”. Inoltre l’emergere della “questione sociale” e delle sue manifestazioni conflittuali spinge molti artisti a interrogarsi sul ruolo proprio e delle pratiche artistiche: ciò che avrà diversi esiti, dall’impegno sociale di tanti narratori naturalisti alla rivendicazione di una suprema autonomia dell’arte (”arte pura, arte per l’arte”). Qust’ultima a sua volta potrà essere letta come affermazione di una nuova libertà creativa, svincolata da canoni naturalistici e istituzionali, o rivendicazione di specifiche capacità dei linguaggi artistici nell’indagare ed esprimere “realtà” più essenziali e profonde, o aristocratico isolamento dal mondo degradato e imbruttito delle merci.

Ciò che accomuna le diverse istanze e ricerche sopra accennate è “la crescente e via via più diffusa consapevolezza intorno alla natura propria di ciascun linguaggio artistico, sviluppata anche nell’impegno di ciascuno ad andare oltre i propri “limiti costitutivi” nel confronto con altre arti o con altri campi della produzione intellettuale”.

Ben noti sono i molteplici effetti della diffusione di arti nuove come la fotografia prima, il cinema poi (pensiamo ad esempio ai diversi percorsi della pittura verso l’astrattismo o alla tensione futurista a rappresentare nell’immagine fissa sulla tela il dinamismo e il movimento).

La “musica sopra ogni cosa” (Verlaine, Arte poetica) verrà a costituire, in particolare agli occhi di poeti e pittori, un termine di riferimento obbligato. Scrive Hellmuth Christian Wolff: “…proprio nella misura che gran parte della pittura moderna si richiama alla pura astrattezza dei processi formativi musicali s’impone necessariamente un esame dei rapporti e delle interferenze fra musica e pittura. Ma già Baudelaire, il poeta che, con Rimbaud, Verlaine e Mallarmé, sarà considerato caposcuola di quel simbolismo che farà della sinestesia la figura retorica più rappresentativa dell’operare artistico, aveva aperto la strada alla particolarissima attenzione e sensibilità verso il rapporto tra i linguaggi dell’arte che caratterizzerà la stagione a venire, ben al di là delle nostalgie di scuola romantica riguardo a una qualche perduta unità da ricomporre.

A conclusione della sua “Microscopia dell’ultimo Spleen nelle Fleurs du mal”, Roman Jakobson (Poetica e poesia, Torino, Einaudi 1985, pp. 320-338) dice di Baudelaire: Il “furore del gioco fonico”, come lo ha definito Ferdinand de Saussure nella sua lettera a Meillet, e l’intreccio insolito dei significati formali, grammaticali, dunque astratti, non possono non giocare un ruolo fondamentale nell’opera del poeta che considerò la lingua e la scrittura “come operazioni magiche, magia evocatrice” e dichiarò l’arabesco ”il più ideale di tutti i disegni” (Fusées VI, XVII). Nel suo studio magistrale sull’opera di Eugène Delacroix e in accordo con le opinioni dello stesso pittore, Baudelaire, pur riconoscendo la qualità drammatica del soggetto in arte, confessa che la linea, con le sue sinuosità, è capace di penetrarlo “di un piacere del tutto estraneo al soggetto” e che una figura ben disegnata “non deve il suo fascino se non all’arabesco che essa ritaglia nello spazio”. Egli esalta la nobiltà dell’astrazione contenuta nella linea e nel colore dell’artista. Evidentemente la grammatica della poesia deve aver conquistato “il letterato”, che rifiutava come segno di debolezza morbosa ogni “entusiasmo che si volge ad altre cose che ad astrazioni“.

Pur consapevole della mia inadeguatezza culturale e… anagrafica (ho 14 anni, e non sono un “adolescente prodigio”) di fronte a un tema di tale vastità e complessità, ho accettato di confrontarmi con gli stimoli che il m°. Joanne Maria Pini mi ha offerto (tenendo conto probabilmente dei miei studi musicali paralleli alla frequenza di un liceo artistico, e della mia provenienza familiare caratterizzata dalla comune passione per la musica, le arti figurative e la letteratura). Questa ricerca raccoglie alcuni di questi stimoli e suggerimenti che, presentando prospettive variegate e talvolta anche discordanti, potrebbero costituire una base per sviluppare riflessioni ed eventuali nuovi e originali punti di vista su un argomento di indiscutibile fascino e interesse: ciò che mi ripropongo certamente di sperimentare, quando mi sentirò più maturo e autonomo nelle mie acquisizioni culturali. (J.J.G.)

digilander.libero.it/…/corrispondenze1.html

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