gustave flaubert


tratto da Correspondance

BOVARY

Tanto sono scoperto negli altri libri, tanto mi sforzo di essere sbottonato in questo e di seguire una linea dritta geometrica. Nessun lirismo, niente osservazioni, personalità dell’autore assente. Sarà triste da leggere; vi saranno cose atroci, miserie e porcherie.

Io voglio che non ci sia nel mio libro un solo movimento o una sola riflessione dell’autore.

Tutto il valore del mio libro, se ne avrà, sarà nell’aver saputo marciare dritto su n capello, sospeso entro il doppio abisso del lirismo e del volgare (che io voglio fondere in un’analisi narrativa).

Sono arrabbiato senza sapere perché. Forse la causa è il mio romanzo. Non va, non procede. Sono più stanco che se spostassi delle montagne. Ho in certi momenti voglia di piangere, Ci vuole una volontà sovrumana per scrivere. E io non sono che un uomo.

Sai come ho passato tutto il pomeriggio di ieri l’altro? a guardare la campagna attraverso delle vetrate colorate. Ne avevo bisogno per una pagina della mia Bovary che, credo, non sarà una delle più cattive. I libri che ho l’ambizione di scrivere sono proprio quelli per i quali ho meno mezzi. Bovary in questo senso sarà un tour de force inaudito e di cui  io solo avrò coscienza: soggetto, personaggio, effetto etc, tutto è fuori di me. […] Io sono, scrivendo questo libro, come un uomo che suona il piano con una palla di piombo su ogni falange.

Tu parli della miseria delle donne. Io vi sono dentro. Vedrai che ho dovuto scendere basso nel pozzo sentimentale. Se il mio libro è buono stuzzicherà dolcemente molte piaghe femminili. Più di una sorriderà riconoscendosi. Avrò conosciuto i vostri dolori, povere anime oscure, umide di malinconia rafferma, come i vostri cortili interni di provincia, i cui muri hanno la muffa.

Io non so che cosa ne sarà della mia Bovary, ma mi sembra che non avrà nemmeno una frase molle. E’ già molto. Il genio è Dio che ce lo dà, ma il talento ce lo dobbiamo mettere noi.

Ciò che mi fa andare così lentamente è che niente in questo libro è tratto da me. Mai la mia personalità m’è stata così inutile. Potrò fare in seguito cose più forti ( lo spero bene) ma mi parrà difficile comporne di più ben fatte. Tutto è di testa…[…] Ciò che mi è naturale è il non -naturale per gli altri, lo straordinario, il fantastico, la sparata metafisica, mitologica. Sant’Antonio non m’ha richiesto che un quarto della tensione di spirito causatami dalla Bovary .

La Bovary è stato per me un partito preso, un tema. Tutto ciò che amo non c’è.

I miei personaggi m’affliggono, mi perseguitano, o meglio sono io che sono in loro. Quando scrivevo l’avvelenamento di Emma Bovary avevo così netto il sapore dell’arsenico in bocca, ero così avvelenato io stesso che ho avuto lì per lì due indigestioni, due indigestioni reali, perché ho vomitato tutto il pranzo.

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