ma chi è questo volontario?


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IL VOLONTARIO

Ma chi è questo volontario tutto sommato?E’ una figura apprezzata da “tanti” e criticata da “molti”.

Per inconsapevolezza? O forse incapacità di giudizio? O per ambiguità? (intesa come dubbio, incertezza)

Sarebbe meglio poter dire: –io non me la sento, non è per me!- piuttosto che:-il volontariato è una forma di egocentrismo che aiuta a sentirsi più “bravi“….e magari fossero sempre e solo questi i giudizi che si sentono….senza tener conto almeno del buon senso.

Volontario, nell’immaginario di molti è un signore di mezz’età (o signora) che ormai non ha più nulla da fare nella vita se non andare ad offrire il suo aiuto negli ospedali, o nelle case di malati terminali, per passare il tempo o per farsi “bello” agli occhi degli altri.

Potrete avvertire un po’ d’ironia tra le righe, o forse nelle righe stesse, ma a volte il cuore di qualcuno ha sanguinato.

Ma il volontario sapete chi è? Forse posso tracciarne l’immagine, almeno quella che io conosco. Ne venissero fuori altre con il tempo, o dovessi io stessa imbattermi in esse , non tarderei ad aggiornarvi.

Il lavoro del volontario è, innanzitutto, il frutto di una libera scelta: è un lavoro non retribuito a sostegno di altri, ad esempio anziani abbandonati e ammalati che hanno necessità di trasporto per assistenza medica o solo per fare shopping.

Il volontariato è assistenza ai disabili, impegno in manifestazioni e vendite a favore delle varie associazioni, lavoro all’aperto che comporta fatica, stress e d’inverno freddo.

Il volontariato è un’assistenza, un sostegno al prossimo che ci offre anche molti benefici come quello della valorizzazione della comunità o di nuove esperienze di lavoro (anche se non retribuite). Acquisizione di nuove conoscenze e la possibilità di sfruttare il proprio talento naturale nelle varie attività acquistando fiducia in se stessi e imparando a svolgere un lavoro di squadra dove si collabora tutti , ognuno con le proprie capacità, l’uno al fianco all’altro, senza limiti di età.

Per cui il ragazzo lavora con l’anziano per perseguire un obiettivo comune:  aiutare chi ha bisogno.

Il volontario mette a disposizione degli enti in cui opera (ospedali, associazioni, etc) la possibilità di offrire servizi migliori, con maggiori attenzioni individuali, entusiasmo ed energie, stimoli perché l’ente si ricordi dei propri obiettivi e svolga il lavoro al meglio delle proprie possibilità.

Il volontario è quindi colui che elargisce la sua intelligenza, offre la sua amicizia, il suo tempo, gratuitamente. Ma non come un benefattore, ma come colui che condivide un disagio e non è una integrazione e il suo compito non è colmare un vuoto, ma affiancare gli operatori sanitari.

Il volontariato ha cambiato molti aspetti, si è evoluto è non è, ripeto, praticato da chi, non avendo gratificazioni cerca uno scopo. Non è così (e se così fosse lo sarebbe davvero per pochi, prova ne è che l’ottanta per cento dei volontari sono dei ragazzi al di sotto dei trent’anni, e poi persone che hanno famiglia, figli, e una carriera davanti. Solo un numero esiguo è costituito da persone che potrebbero aver fatto questa scelta per sentirsi utili, ma sapete che vi dico?…E ben vengano anche costoro)

Oggi il volontariato è uno stile di vita nato anche dal bisogno di essere a contatto con persone che condividano i propri valori e così insieme si considerano le proprie motivazioni a prestare aiuto.

L’azione volontaria è una componente importante del tessuto sociale perché interviene là dove è più utile e quando c’è necessità per far fronte ai bisogni del malato partecipando anche al suo silenzio,esprimendo il suo sostegno affettivo avendo presenti i propri limiti e confini pur tentando di stabilire con il malato una relazione affettiva profonda per il tempo che è necessario prendendosi cura di lui con amore e disponibilità, attenzione e ascolto, condivisione.

L’aiuto morale e psicologico che si mette a disposizione nel servizio del volontariato nulla toglie ai nostri cari o a  chi ha bisogno di noi in famiglia. Si può sospendere in qualsiasi momento se si attraversano delle difficoltà per poi riprendere al momento opportuno, o se ci sembra troppo oneroso, lasciare. Questo non significa un fallimento. Ma che la nostra opera doveva finire in quel momento.

La relazione d’aiuto ha un grande valore e si deve poter espletare solo se si è in grado di farlo.E’ significativa, affettiva, è un incontro tra due persone in cui una delle due deve essere aiutata per adattarsi ad una situazione che provoca sofferenza, disagio e conflitto.

Una relazione unilaterale in cui una persona è pronta a ricevere e l’altra è disposta a dare.

Aiutare un estraneo è la massima espressione di se stessi che richiede una grande apertura e una grande generosità.

Aiutare per molti è una parola oscura che ha una connotazione positiva ma che suggerisce una certa ambiguità, è asimmetrica per definizione: due persone che svolgono un ruolo profondamente diverso…..ma l’obiettivo è di crescita e scambio reciproco.

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