Da quale luogo si leva lo spirito


Lo spirito sorge dall’ universo come sosteneva Hegel, è l’elemento spirituale della nostra coscienza.

Lo spirito è conoscenza. «Questo concetto dello spirito è ciò cui si dà il nome di coscienza» Lo spirito si chiama coscienza e la coscienza è conoscenza ; «la coscienza Hegel la considera come due piani della stessa realtà: natura e spirito.

L’essenza della coscienza è di essere immediatamente, in una eterea identità assoluta unità dell’opposizione. Essa può essere ciò solo perché immediatamente, per quanto è in sé opposta, entrambi i membri dell’opposizione sono essa stessa, sono in essi stessi, in quanto membri dell’opposizione, immediatamente il contrario di se stessi, la differenza assoluta, differenza che si toglie ed è tolta, cioè sono semplici.

Perciò l’uomo l’unica forma di vita che si mostra capace di interiorizzare, smaterializzandola, è la coscienza umana. la coscienza vivendo come coscienza, distingue sé da sé ed è una dimensione di immediata e semplice identificazione di sé con sé. La vita della coscienza è questa dimensione eterea del concepire sé come altro da sé. Non è solo una dimensione mentale; lo è anche. È lo spirito che sorge dalla natura come coscienza. È la coscienza che pensa se stessa. Ma, aggiunge Hegel, siamo noi che, finora, con il nostro conoscere, abbiamo sollevato lo spirito dalla dimensione naturale, nella quale esso sta di fatto come altro da sé: esso dorme nella natura, è “spirito nascosto“. Se volessimo trovare nella dimensione naturale lo spirito, noi non vedremmo nulla. Lo spirito non si cerca e non si vede a occhio nudo. Esso sorge quando il nostro conoscere viene a identificarsi col conoscersi dello spirito stesso.

Ma come avviene esattamente questo ‘salto‘ e cioè questa sorta di personificazione dello spirito? Lo spirito è questa vita dell’essere umano, il quale naturalmente si comporta come coscienza. Eppure, questo suo naturale comportarsi lo porta a negare la stessa dimensione naturale. Negare la dimensione naturale vuol dire, per lo spirito, assumere una forma non immediatamente naturale.

Il lato attivo della coscienza ovvero il singolo che pretende universalità – è lo spirito; l’attitudine spirituale di negare il naturale, il dato immediato. Questa finalmente è una dimensione tutta umana. È inoltre una dimensione in cui la coscienza esiste come e nella mediazione. Abbiamo cioè abbandonato l’immediatezza della determinazione naturale, per cui l’animale, che lo voglia o no, è determinato, poniamo, come animale selvatico o animale domestico. L’attività della coscienza crea invece le proprie determinazioni. In altre parole, la coscienza come soggetto attivo si determina essa stessa nella realtà, prendendo forma di medio. È una sorta di personificazione dello spirito nella coscienza del soggetto, o meglio nella coscienza di essere soggetto e soggetto attivo. In questo senso allora Hegel può dire che appena la coscienza «pone in se stessa la riflessione che fin qui era la nostra» essa diviene l’idealità della natura, ossia è il divenire dello spirito.

Lo spirito ha a che fare positivamente con se stesso solo in quanto nega la natura; il negare la natura non corrisponde più a quella eterea e rarefatta dimensione da cui eravamo partiti, una dimensione ancora tutta naturale, tanto che Hegel ci tiene appunto a precisare che là era solo la nostra riflessione che intravedeva lo spirito. Esso invece sorge in quanto tale solo come medio.

 Nella natura lo spirito dorme.

Fonte

http://www.sifp.it/

(società italiana filosofia e politica)

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